Via Francigena. Giorno 7 – da Cavaglià a Vercelli

Oggi è stata una giornata lunghissima, caldissima e con un bel finale a sorpresa. Ma andiamo con ordine. Sveglia presto, ore 4.45. Lasciato il bellissimo ostello ancora con il buio, ci siamo incamminati lungo il sentiero che si lasciava alle spalle il paese di Cavaglià. Il programma che abbiamo fatto ieri sera, prevede 36 km fino a Vercelli, questo è il motivo che ci ha spinto a partire così presto per evitare di camminare nella parte più calda della giornata, ma le ragazze ancora non sono allenate,20160804_071303[1] così ci siamo anche dati la possibilità di fermarci qualche paese prima. Camminare all’alba ha sempre il suo fascino, piano piano l’orizzonte si trasforma e ciò che in principio è una linea di luce, diventa poi un’esplosione di raggi colorati che lascia senza respiro. La parte più difficile del tratto iniziale non è però rappresentata dal tipo di strada che dobbiamo percorrere, quanto più dalle zanzare che grazie all’umidità sono diventate le guardiane di questo territorio. E’ una lotta continua, non importa se siamo pieni di spray per prevenire le punture, quando passi in mezzo ad una piccola nube, ne esci martoriato. Arrivati a San Germano all’ora di colazione e ci fermiamo per prendere un caffè. Chiediamo indicazioni alla signora che gestisce il bar in centro al paese e ci conferma che oltre il loro paese non ci sono ospitalità, il prossimo posto per dormire lo troveremo a Vercelli. Chiedo alle ragazze cosa 20160804_093508[1]preferiscono fare e mi dicono di voler continuare. Da qui però, siamo sotto il sole, non c’è un cm quadrato di ombra nemmeno a pagarlo e l’afa che sale dai campi di riso si avverte ad ogni respiro. Di fronte a noi non si vedono più montagne, ma solo una distesa infinita di campi e piccoli paesi, tanto che lo sguardo non ha fine e se si sforza di guardare il più lontano possibile, ecco che cominciano i giochi di luce, proprio come quando l’asfalto sotto il sole sembra liquefarsi. Fino a Montonero è stata molto dura, lo ammetto, per le ragazze, come per me. Le poche possibilità di rifornirsi di acqua durante il tragitto e il panorama sempre uguale non aiutano il passare del tempo, tanto che camminare qui non è così stimolante. Arrivati al paesino di 46 abitanti (sì avete capito bene) che dista solo 10 km da Vercelli, ci fermiamo in un ristorante a prezzo fisso per pranzare. Conosciamo i giovani proprietari che ci raccontano la loro storia e della decisione di intraprendere un progetto bello quanto rischioso, visto il periodo che corre.20160804_123601 La pausa ci ha ridato le forze per affrontare anche gli ultimi 10 km che facciamo cantando Bob Marley a squarciagola, tanto nessuno ci può sentire. Entriamo a Vercelli che sono le 17.00 passate, con gli abiti zuppi di sudore. All’ospitale di Santi Eusebi veniamo accolti da Francesco, ospitalero volontario, con grande cortesia e da Angela, una pellegrina di prato che è partita da Canterbury a metà giugno, della quale seguivo il viaggio sui social. Ci abbracciamo e ci ringraziamo vicendevolmente. E’ una donna molto decisa, che dopo aver passato un periodo difficile, ha intrapreso questo cammino per ritrovare il contatto con la parte migliore di sé. Conosciamo anche Ago, ragazzo filippino con un forte accento toscano e ritroviamo Laia, la pellegrina spagnola, e Frans il signore partito dall’Olanda. Questa sera sarà la prima in cui ci gusteremo una cena, che cucinerò per tutti, con lo spirito e l’euforia che caratterizza i pellegrini quando si ritrovano in gran numero. La giornata di oggi è stata una delle più difficile fin qui, la vastità della pianura alle volte sconforta, perché il tempo e la strada sembrano non passare mai. Le risaie del Vercellese sono un ostacolo, per la mente e per il fisico, ancor più delle montagne della Val d’Aosta.

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Due frasi oggi hanno caratterizzato il mio cammino e mi hanno fatto riflettere sulle priorità che assegno alle situazioni nella mia vita. “I soldi vanno e vengono, è il tempo che non torna più indietro” detta da Alessandro, un ragazzo del vercellese che ha condiviso con noi il pranzo; “la peggior scelta che si possa fare è quella di non scegliere” partorita da Ago.

Stanco, ma emozionato per la felicità che sto ricevendo dalle persone intorno a me.

D.

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