Via Francigena. Giorno 6 – da Ivrea a Cavaglià

Oggi avremmo voluto svegliarci presto per camminare nelle ore più fresche della giornata, ma siccome ieri sono andato a  dormire alla 1.00, questa mattina, d’istinto, ho spento la sveglia e mi sono girato dall’altra parte. Così anziché partire alle 6.00 come previsto, lo abbiamo fatto alle 7.00, ma pazienza. 20160803_075221L’uscita da Ivrea non è stata magnifica, se non per il primo pezzo al lato del fiume, ma almeno ci siamo evitati il grosso del traffico. Siamo particolarmente attivi e scherzosi oggi, il cammino sta procedendo bene a parte qualche dolorino causato dallo scarso allenamento, così ogni tanto capita di sentirsi euforici senza un particolare motivo. Alle volte ci vuole davvero poco: una canzone, una strada sterrata e una buona compagnia, il sole e gli stormi di piccioni che si alzano in volo, piccole cose che però fanno stare bene e in armonia chi cammina come noi. Poco dopo le 9.00 arriviamo a Bollengo, entriamo in un bar per fare colazione e…no cazzo, ho in tasca le chiavi della camera dell’ostello Canoa Club di Ivrea. Chiamo in tutta fretta la signora che gestisce l’ostello e mi scuso profondamente, ma in questi ultimi giorni non abbiamo mai avuto chiavi in tasca, così non ci ho proprio pensato di lasciarle alla reception. Mi accordo con il padrone del bar spiegando lui l’accaduto e al momento di pagare, pago anche un caffè per chi verrà a riprendersi le chiavi. mi sento davvero uno stupido, ma che ci posso fare? Ci rimettiamo in marcia e il sole inizia davvero a scottare.20160803_095904 Cerchiamo di camminare rasenti i muri per sfruttare tutta l’ombra possibile, ma non basta. Inizio già a sudare così tanto che dovrei già cambiare maglietta, ma tengo duro. Arrivati a Palazzo Canavese ci troviamo di fronte ad un bivio, la via bassa o la via alta. Mi consulto con le ragazze, anche loro provate dal caldo, guardiamo la cartina più e più volte, leggiamo la guida e cerco anche su internet. Alla fine propendiamo per la via bassa, almeno non ci sono salite da fare e si cammina nel bosco. Ad un tratto la Via sterza bruscamente a destra e ci porta su un sentiero in mezzo a un prato, che si immette in una strada a che fiancheggia un campo coltivato a grano turco. L’atmosfera, se non fosse per le zanzare che ci attaccano da ogni lato, sarebbe perfetta. Proprio in mezzo al sentiero trovo un bastone che potrebbe fare al caso mio e così diventa il mio bordone da cammino. Alle ragazze racconto ciò che mi diceva sempre il mio amico Paolino durante il viaggio in Giappone, cioè che tutto ciò di cui abbiamo bisogno, arriva, dobbiamo solo essere lesti noi nell’accorgercene. Mentre cammino spelo il bastone con il coltello e fischietto, sicuri di dove stiamo andando.  Finito il sentiero, ci ritroviamo sulla statale, forse abbiamo sbagliato qualcosa, ma non abbiamo più visto indicazioni. Controlliamo con il cellulare e ci accorgiamo di essere proprio sotto a Piverone. Poco più avanti si trova uno splendido lago. Decidiamo con le ragazze che per oggi possiamo anche accantonare la guida, così risaliamo per un pezzo verso Piverone, senza mi entrare però veramente in paese e tenendoci paralleli alla statale, perché l’obbiettivo di oggi è il Lago, almeno per pranzo. Chiediamo indicazioni e quindi scendiamo di nuovo sulla statale che attraversiamo per sistemarci, stanchi ma sorridenti,  all’ombra, in un bar vicino al lago di Viverone. 20160803_122611Qui regna una pace incredibile, non ci sono ancora persone che affollano le sponde del lago, così ci concediamo una pausa più lunga del solito e ci mangiamo anche qualcosa. Credo che ogni tanto i pellegrini debbano concedersi delle deviazioni, altrimenti si viene sempre indirizzati dalle pagine delle guide e si perde un po’ il fattore sorpresa, così per proseguire oggi abbiamo deciso che faremo da noi. Lasciato il lago, facciamo 300 m sulla statale e poi saliamo a Viverone, passiamo davanti all’antico oratorio di San Rocco pellegrino (personaggio del quale sono sempre stato affascinato), per poi proseguire verso Roppolo.20160803_135430 Poco prima delle 14.00 arriviamo a Cavaglià, la nostra meta di oggi, e ci fermiamo a mangiare un ghiacciolo, perché fino alle 15.00 non dovremmo trovare nessuno all’ostello. Qui il tempo sembra essersi fermato, chiese vecchie di secoli ancora si ergono da sopra i tetti delle case, anche qui una chiesa dedicata a San Rocco, ci accoglie all’entrata del centro storico. Ovviamente anche questa è chiusa, ma riusciamo a sbirciare dal buco della serratura. Andiamo a recuperare le chiavi dell’ostello e ci sistemiamo, siamo stanchi, più per i caldo che per la strada, assetati. Iniziamo come al solito tutte le tiritere tra docce e panni da lavare a mano e poi da stendere, per poi riposare un po’ in vista di domani che la tappa in previsione è lunga. 36 km in un giorno solo fino a Vercelli. Tutta pianura, ma neppure un cm quadrato di ombra. Speriamo di riuscire a farcela e di non sfinire le ragazze, alle quali vanno i miei complimenti, nonostante le lamentele per questo e per quello, stanno tenendo sempre il passo e avvertono meno i dolori ogni giorno che passa. In una parola, stoiche!

Ora scappo a letto, altrimenti domani la mia brutta testa farà come questa mattina e non mi va.

Grato per quello che sto vivendo. Vi saluto e vi lascio un pensiero sul quale mi interrogo da un paio di giorni: se smetto di seguire la Via Francigena ufficiale, descritta passo passo dalla guida, smetto di essere un pellegrino? e se smetto di essere un pellegrino, cosa sono? Un vagabondo? Un randagio? Se questo significa prendere decisioni da me, senza farmi condizionare da una freccia o una cartina, ma seguire solo l’istinto e il cuore, allora sì, sono proprio uno di loro.

Con i primi segni di pelle consumata, vi abbraccio.

D.

2 commenti su “Via Francigena. Giorno 6 – da Ivrea a Cavaglià”

  1. Grazie per il tempo e l’impegno che profondi a scrivere questo dettagliato e interessantissimo resoconto.
    Ti seguo con molto interesse e faccio il tifo per voi.
    Se e quando avrai voglia e tempo, mi piacerebbe che raccontassi anche dell’equipaggiamento che vi portate sulle spalle (e ai piedi!). C’è sempre tanto da imparare dall’esperienza degli altri camminatori.
    Buon cammino!

    1. Ciao Piemme. Ti ringrazio per le belle parole, appena riesco posterò anche un articolo sull’attrezzatura che sto usando! Anche se non è nulla di particolare, tutte cose che ho appreso dalle altre persone incontrate per anni sui cammini e anche da chi di cammini non ne ha fatto nemmeno uno, ma è solo un vagabondo che ama vivere esperienze semplici e vere. A presto.

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