Via Francigena. Giorno 69 – da Maglie a Otranto

La tappa di oggi si potrebbe dire che è stata una di quelle di transizione. Poche cose da vedere, molte altre a cui pensare.

Ieri sera avevamo già parlato tra di noi e ci sembrava stupido farci riportare indietro fino a Carpignano Salentino, così, dopo averne parlato anche con Said, abbiamo deciso di partire direttamente dal centro AGIMI. Dopo tutto da Carpignano è circa un’oretta di cammino in meno, quindi si può fare comodamente. Non sarà questa strada in più a metterci della maggiore stanchezza nelle gambe. Oggi tutti i siti meteorologici davan gran pioggia, ma siamo stati fortunati. Durante la notte c’è stato un gran temporale. I fulmini che cadevano, rischiaravano a luce tutto il piazzale tra le camere del centro. Lo scroscio della pioggia sul tetto della struttura un po’ mi ha ricordato quel maledetto giorno dopo Brindisi. Ci ho messo un po’ ad addormentarmi. Ma questa mattina c’è solo un gran vento, che piano piano a spazzato via le nuvole,

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facendo anche apparire il sole in alcuni momenti. Abbiamo scelto di camminare per piccole stradine secondarie, ma che Said ci ha garantito essere asfaltate, per evitare le grosse pozze e il fango che si formano in quelle sterrate. Come sempre tutta la giornata è stata caraterizzata dal panorama delle piante di ulivo che ci hanno circondato, in file ordinate, fissandoci mentre passiamo, quasi a toccarci. Dopo circa un’ora abbondante di cammino siamo arrivati a Palmariggi. Qui ci siamo fermati a prendere il caffè. Mentre Paolo mi aspettava al bar sono andato a comprare le sigarette nell’unica tabaccheria del paese. Quella gestita dal signor Giuseppe. Essendo l’unico nel negozio, dopo i soliti convenevoli, avendo visto la sua perplessità nell’osservarmi, ho rotto gli indugi e ho detto lui “Scommetto che si chiede perchè son vestito così” “Già, me lo domandavo. Non sei di qui, di dove sei?” mi ha risposto. “Sono della provincia di Milano, ma vengo a piedi dalla Val d’Aosta. Vado verso Santa Maria di Leuca.” Lo stupore sul suo viso si è trasformato in domanda ” E che ci vai a fare a piedi a Santa Maria di Leuca, figliolo” “Non glielo saprei dire esattamente. Ho intrapreso questo viaggio per rimettere un po’ di ordine dentro la mia testa e nel mio cuore. Lo faccio a piedi per tentare di rimetterli per terra, per tornare a vivere dell’essenziale. Poi se vuole questo è l’anno del giubileo, quindi mi sono sentito di fare anche tutto il paese, per gustarlo in ogni sua diversa forma. Dai dialetti delle persone che vivono questa nostra bella Italia, al buon cibo di cui siamo il regno, fino all’ottimo vino, che in ogni regione possiamo dire che non manca.” ho spiegato lui. Ma ovviamente questo non è bastato “E hai trovato quello che stavi cercando?” Questa volta sono rimasto io un po’ stupito “Beh, immagino di sì. Credo di aver avuto più risposte di quelle che potevo immaginare. Ho imparato molte cose. La strada mi ha impartito, per l’ennesima volta, molte lezioni. Lezioni che quando siamo a casa, nel tram tram quotidiano, non ci vengono insegnate perchè non abbiamo gli occhi per vedere.” Dopo essere uscito da dietro il banco ed avermi preso a braccetto con confidenza mi sussurra “Nei miei 85 anni ho capito che la vita è fatta di matematica, la matematica delle regole. Se segui le regole giuste alla fine di ogni giornata i conti tornano. Se segui quelle sbagliate invece i conti non torno mai. E così poi passiamo ulteriore tempo nel cercare di farli quadrare. Ricorda figliolo la matematica delle regole e ciò che mi ha fatto arrivare fino a qui con la coscienza pulita.” Esco dalla tabaccheria salutando e pensando a tutte le domande che quell’uomo che non mi ha mai visto prima mi ha fatto nel giro di pochi minuti. Ha colpito esattamente nel segno. Perchè mai sono voluto arrivare così in fondo? Perchè ho scelto di allontanarmi così tanto e per così tanto tempo da Ilaria? Cosa stavo cercando? Ritrovo Paolo al bar dove abbiamo preso il caffè e riniziamo il cammino. Inizialmente seguiamo la complanare della statale, che qui diventa una specie di tangenziale.IMG-20161010-WA0019

Poi la attraversiamo sopra un ponte per girare a sinistra in una lunga strada di servizio tra gli ulivi (sono le strade che che utilizzano gli agricoltori). Mancano circa poco più di due ore a Otranto. Dall’incontro con il signor Giuseppe sono diventato silenzioso. Nella mia testa girano tanti pensieri. Quando sono così mi stacco e cammino da solo. Metto un po’ di musica sul cellulare. Mentre il pianoforte di Einaudi suona, continuo a ripetermi le domande del signor Giuseppe. Poi capisco che sono arrivato fin qui perchè dovevo vivere una situazione come quella di ieri con Said, ad esempio. Dovevo incontrare tutte le persone che hanno camminato con me, tutte quelle che mi hanno aperto la porta di casa. Sono arrivato fin qui perchè volevo vedere fino a dove poteva portarmi la forza del mio sorriso, che ho scoperto essere la chiave di tutte quante le porte. Sono qui, ora e adesso, perchè camminare mi dà qualcosa che forse non riesco a trovare tra le quattro mura di un’ufficio. Mettermi fisicamente e mentalmente alla prova con qualcosa di estremamente stressante, per godere poi, con maggiore soddisfazione, dell’obbiettivo quotidiano conquistato. La felicità si raggiunge forse solo passando attraverso le foreste del sacrificio e delle difficoltà. Magari per molti di voi non è così, ma io credo che quando si fa fatica a conquistare qualcosa, al momento della conquista, ci si sente più soddisfatti. Cammino ora con un sorriso enorme sul volto, nonostante stia diventando sempre più nuvoloso.IMG-20161010-WA0014

Se mi volto non vedo più nemmeno Paolino. Quando arrivo a Otranto nella zona dove ci siamo accordati di farci trovare con don Marcello, il prete che ci ospiterà questa sera, lo aspetto seduto sul marciapiede, fumando. Quando arriva, ci dirigiamo all’oratorio e chiamiamo il prete. Nel giro di 10 minuti arriva e ci apre. E’ molto schivo e sembra poco disponibile. Va beh, non ci facciamo caso. Avrà una giornata storta. Ci sistemiamo per terra in una delle classi del catechismo. Stendiamo i materassini e poi i sacchi a pelo. Mi metto subito a riposare anche se sono da poco passate le 13.00, Ormai la stanchezza si fa sentire subito e poi domani sarà una giornata lunghissima fino a Tiggiano, ma in sostanza mancano due giorni all’arrivo e in più oggi ho compreso molte cose che prima davo solo per scontate e che invece ora alleggeriscono lo zaino ad ogni passo. Pomeriggio visiterò Otranto in un tranquillo martedì di Ottobre, magari ci scappa anche un bagnetto, l’ultimo della stagione.

La forza del sorriso e la gentilezza sono le chiavi per aprire ogni cosa.

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Come scriveva Tiziano Terzani “L’amore salverà il mondo”

D.

One Reply to “Via Francigena. Giorno 69 – da Maglie a Otranto”

  1. A proposito di risposte, un aforisma (di Ennio Flaiano) che mi è tra i più cari e sempre presente è:
    “.Quando abbiamo trovato le risposte ci hanno già cambiato le domande”.
    Nella vita ci si può mai annoiare! 🙂

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