Via Francigena. Giorno 58 – da Canosa a Corato

Oggi abbiamo una lunga giornata da camminare, per questo la nostra sveglia suona alle 6.00. Ci prepariamo con la solita dovuta calma. Parliamo un po’ tra noi, ma non diciamo granchè.

Andiamo a fare la colazione nello stesso bar dove ieri mi hanno offerto panino e birra, per sdebitarmi vorrei pagare almeno quello che consumiamo questa mattina. Impossibile. Dietro al banco c’è la stessa signora e ci offre anche la colazione. Non ci fa pagare nemmeno l’acqua. Usciamo dal pase e il freddo dei campi ci avvolge. Ieri ho comprato un piccolo rosario, la mia intenzione era quella di lasciarla questa mattina insieme al biglietto e all’offerta, ma poi mi sono sentito di portarlo con me, forse ne avrei avuto più bisogno io, visto che Annamaria ne portava già uno al collo. E’ uno di quelli molto semplici, i grani sono nodi fatti con la corda, forse lo ritenevo troppo poco per lei. Fatto sta che questa mattina per la prima volta l’ho utilizzato e nel silenzio dei vigneti ho pronunciato le preghiere tutte d’un fiato, ripetendole come fosse un mantra. Credo che le cose non succedano mai per caso, ma che dietro ad ogni cosa ci sia un segno. Un segno che debbo imparare a riconoscere, basta aprire gli occhi e riconoscere di avere gli occhi così aperti da guardare in un nuovo modo.

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Camminiamo nel silenzio più profondo, solo il rumore dei nostri passi ci accompagna. Trovo che Paolo pensi molto, forse anche più di me. Trovo che questo in un certo modo lo freni, ancora più di quanto i miei pensieri frenino me stesso. Anche oggi grandi filari di uva da tavola e ulivi, alla nostra destra e alla nostra sinistra. Grandi masserie si vedono in fondo ai filari, o nascoste tra gli alberi. Gli ulivi più anziani iniziano ad attirare la nostra attenzione, chissà quanta storia hanno visto. Muretti a secco delimitano i campi, ogni tanto il ronzio di qualche insetto cattura il mio sguardo, ma oggi noi due restiamo abbastanza silenziosi, parliamo poco. Giusto quello che ci serve ad orientarci, anche se è facile. Fondamentalmente la strada da seguire e tutta dritta. Dobbiamo solo prestare attenzione a non prendere a sinistra verso Andria. Camminiamo ormai da quasi tre ore e decidiamo di fermarci ancora una volta sotto un filare di uva da tavola per gustarne i frutti. Quando finiamo vorrei un secondo caffè e in più avrei bisogno di acqua. Fermiamo un ragazzo su di un trattore e chiediamo a lui informazioni. Ci consiglia di andare verso un’azienda che raccoglie le uve da vino qui vicino. Seguiamo il suo consiglio e facciamo rifornimenti.

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Il sole inizia a scaldare molto. Si suda, ma continuiamo a camminare. Si avvicinano le 12.00 e ci mettiamo sotto degli ulivi a mangiare ciò che avevamo preso ieri. Pane, salumi. Nulla di particolare. Cerchiamo di mantenere sempre un basso profilo anche per quanto riguarda il cibo, sia per il peso, sia perchè abbiamo inteso la semplicità del nostro andare. Paolo riposa sulla stuoia, io fumo e leggo un po’ il libro che ho ricevuto in dono a Roma. Riprendiamo a camminare, continuiamo il nostro silenzio. Alle volte mi va bene, alle volte mi innervosisce, come innervosisce a Paolo il fatto che io allunghi il passo.

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Devo essere sincero e ogni tanto faccio fatica ad andare piano, ma non è una cattiveria gratuita la mia. Cammino ormai da molto tempo e qualche volta ho bisogno di lasciare andare i muscoli, come per tenderli e sforzarli, per sfogare un po’ la tensione. Quando arriviamo alle porte di Corato faccio una telefonata ad Alberto, un ragazzo della Pro Loco che si è gentilmente occupato di trovarci un posto. Mi spiega che dormiremo presso i padri redentori e che la loro accoglienza si trova proprio lungo la Via Francigena, appena entrati in città. Così è. Ci sistemano in una stanza per due. Sembra anche oggi un hotel. In fondo al corridoio, due letti, bagno in camera e una scrivania con il ripiano in pelle. Non è la prima volta, ma non riusciamo ad abituarci. Ci diamo appuntamento verso le 18.00 con Alberto in Piazza del Sedile a Corato per visitare un po’ la città. Lui sarà il nostro cicerone. Dopo aver riposato, raggiungiamo la piazza. Alberto è un ragazzo di 31 anni e insieme a lui viene con noi anche Doriana. Entrambi sono molto informati sulle bellezze della loro bellissima cittadina. Visitiamo piazze e chiese, Ci spiegano le caratteristiche storiche e quelle artistiche per quanto riguarda praticamente tutto ciò che vediamo, sembrano due guide turistiche della città. Rimango molto colpito dal fatto che due persone così giovani siano così informate e attaccate al loro territorio. Anche qui, come in altre realtà nel sud, i giovani si dimostrano di essere benzina per il futuro di questi posti. In tutti i giovani che ho incontrato lungo la Via Francigena del Sud, è viva la scommessa di riuscire a vivere nel luogo dove si è nati, mentre molti vanno via. Vanno a cercare lavoro al nord o in altri paesi, vanno lontano per poi però rimanere sempre legati con il cuore alle città di origine. Certo non è facile rimanere, mi dicono, ma per quello che ho potuto vedere, sembrano farcela egregiamente. Sono fieri di portare avanti nel tempo, il loro passato, le loro tradizioni. Purtroppo da noi invece molte cose si stanno perdendo. Vuoi che il ritmo di vita non lo permette, vuoi che le tradizioni popolari non siano forti come qui, ma un attaccamento simile, dove vivo, da parte dei giovani, non mi sembra di percepirlo. Finito il giro ci dicono che ci terrebbero ad averci ad una festa che tengono tra i soci della Pro Loco, per festeggiare San Michele. Festeggiare un onomastico, ok una cosa che da noi, pur quanto importante sia, non si fa mai. Nel giro di pochi minuti la sala dove prima erano solo in due, si riempie di persone. La moglie del festeggiato mette sul tavolo in mezzo al gruppo focaccie e altre leccornie preparate in casa. Sembra una cena in una famiglia allargata più che una festa tra amici. Ogni persona del gruppo ci coinvolge in qualche modo. Chi ci chiede del nostro viaggio, chi ci dà consigli sulla strada per il giorno dopo, ci regalano addirittura una bottiglia di vino. La situazione è una delle più unite che avvertiamo da quando siamo partiti.

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Non è facile riuscire a trasmettere il clima solo attraverso le parole, una cosa del genere la si deve vivere per poterla capire fino in fondo. Per l’ennesima volta sulla Via Francigena del Sud, quando sono andato a letto ho pensato “che giornata!!”. Non potrò mai sdebitarmi abbastanza per ciò che ho ricevuto. Spero solo un domani di poter rendere tutto ciò a chi mi si troverà di fronte, quando verrà il mio turno. Sto imparando molto, dal lato umano, dall’attaccamento alla terra, dall’amore per la storia. Tutto. Ed il bagaglio che porto con me si sta riempiendo di emozioni che non svuoterò di certo una volta tornato a casa.

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Giusto per rimanere in tema. “Scusate se non mangio poco, sono un socio della Pro Loco”. 🙂

D.

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