Via Francigena. Giorno 57 – da Cerignola a Canosa

Questa mattina quando ho aperto gli occhi era presto, ma non come al solito. La luce che filtra dalle finestre dello spogliatoio dove dormiamo è già forte. Dopo tutto ieri sono stato sveglio fino a tardi per cercare di recuperare, di scrivere degli ultimi giorni, eppure non riesco mai a portarmi in pari.

Arrivano dei giorni dove sono così stanco, o che gli impegni con le altre persone sono così intensi che non ho proprio la forza materiale di scrivere. Mi spiace per coloro che sono abituati a leggere quotidianamente le mie avventure, ma preferisco vivere a fondo tutto per poi poterlo raccontare al meglio. Sarebbe più facile se affidassi le mie parole direttamente ai social, ma non sarebbe la stessa cosa. Il percorso di oggi non è poi così lungo, in quattro ore lo potremmo sbrigare, ma noi sappiamo bene come poter occupare il tempo, tra le nostre pause sotto gli ulivi e gli incontri inaspettati, il tempo vola e non ce ne accorgiamo nemmeno. Lasciamo la parrocchia di San Trifone che sono già le 8.00. Nel quartiere dove si trova, oggi c’è il mercato. Prima ci ferma un commerciante di una bancarella, poi un’altro, infine nel giro di pochi metri ogni persona che ci vede passare rimane incuriosita dai due strani soggetti che camminano con gli zaini grossi e i bastoni in mano. Arriviamo alla fine del mercato che a Paolino hanno regalato una camicia bianca. Ci sediamo finalmente ad un bar per fare colazione, sorridenti e con il sole che già scotta in viso. Partiamo a camminare realmente che sono già quasi le nove e iniziamo lentamente, al contrario del solito. Come spesso accade in Puglia, camminiamo tra gli ulivi e i vigneti.

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Per la prima volta però sono vigneti di uva da tavola, così dopo circa dopo poco più di un’ora ci fermiamo all’ombra uno di questi a mangiare grappoli su grappoli. Non prendiamo mai queli grossi, ma quelli che Paolino chiama “matti”, fatti di pochi acini. La rigogliosità di queste piante ci lascia a bocca aperta. I loro frutti sono dolci e croccanti, dissetanti. Riprendiamo a camminare soddisfatti e contenti di poter fare pause in mezzo alla natura. Dopo un’altra ora di cammino arriviamo a località le Torri e un signore da dentro una tenuta ci fa cenno con la mano di avvicinarci.

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Ci consegna due mappe della città di Canosa e poi ci chiede se vogliamo della grappa che producono loro stessi. Noi due ci guardiamo dritti negli occhi. Sarebbe un po’ presto per iniziare a bere super alcolici. Ma alla fine accettiamo. Ne approfittiamo per farci dei piccoli panini con ciò che ci è avanzato da ieri, mangiamo i taralli e intanto che ascoltiamo le storie dei due signori seduti con noi, beviamo grappa. Prima di ripartire ci regalano una bottiglia di vetro da 500 ml da portare lungo il viaggio, non sia mai che ci viene una voglia improvvisa di grappa e non ne abbiamo con noi. Riprendiamo il cammino di buon passo, passiamo sopra l’autostrada dove l’autista di un camion suona il clacson e ci saluta con la mano. Siamo sempre in mezzo agli ulivi e ai vigneti, dove ci sono persone che fanno la vendemmia dell’uva da vino. Anche qui ci fermano e ci regalano un sacchetto con cinque o sei grossi grappoli di uva nera. La Puglia e i pugliesi, una grossa regione con un grosso cuore, ci sentiamo benvoluti. Quando giungiamo al ponte romano sull’Ofanto ci manca solo un’ora a Canosa.

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Sentiamo quindi Annamaria, la ragazza della Pro Loco che ieri abbiamo chiamato per l’accoglienza. Ci conferma che ha trovato una sistemazione per noi e che va bene e arriviamo entro le 14.00. Quando entriamo in paese, dalla parte del castello, il primo impatto non è bellissimo. Pochissime persone per le strade, le attività ormai quasi tutte chiuse. Conosciamo già questa sensazione e non ci facciamo trarre in inganno. Quando troviamo Annamaria, lei ci sistema in una piccola depandance sotto casa sua. Un posto bellissimo. Tutto è nuovo. Tv, un letto con le lenzuola e addirittura una piccola cucina. Ci sentiamo come pesci fuor d’acqua. Un copriletto rosa raffinatissimo avvolge il letto, facendo attenzione a non sporcarlo lo ripieghiamo e lo mettiamo nell’armadio. Non siamo abituati a tanti comodità, quasi ne siamo spaventati. Lei quando ci ha accompagnato dentro ci ha detto che non le sembrava bello metterci nei locali della Pro Loco. E’ una persona molto credente e sa che alloggiare i pellegrini è un atto di Misericordia, e questo è esattamente l”anno giubilare della misericordia, così si è sentita di ospitarci qui.

Doccia, lavanderia e piccola riorganizzazione dello zaino e poi esco per cercare qualcosa da mettere sotto i denti. Tutto è chiuso tranne un bar. Ordino un panino e una birra piccola. Seduto all’esterno, la signora del bar mi serve ciò che ho ordinato, mentre sono ancora al telefono. Mangio e poi riporto dentro le cose. Mi ringrazia. Quando le chiedo un caffè inizia a farmi domande su chi sono e da dove vengo. Le racconto la mia piccola storia e lei si sente in dovere di offrirmi tutto e non mi permette nemmeno di pagare il caffè. Rimango senza parole dalla sorpresa, lei mi sorride e dice, vorrei contribuire al tuo pellegrinaggio per quel poco che posso. La ringrazio, proponendole altre volte che posso pagare tranquillamente, ma mi continua a ripetere che siamo a posto così. Torno verso la nostra sistemazione e mi metto a riposare. Mi sveglio dopo circa due ore e fuori è già buio, ormai siamo in autunno e anche qui le giornate si sono accorciate di molto. Esco in cerca di Paolo, faccio un giro poi lo trovo di fronte alla cattedrale di San Sebino. Entriamo a visitarla e ci colpisce per la sua bellezza. Ci avviciniamo alla sagrestia per avere il timbro sulla credenziale. Dopo averlo ricevuto il sagrestano ci mostra una placchetta che avrà almeno mille anni.

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E’ la placchetta che i pellegrini che andavano in pellegrinaggio a Roma ricevevano al posto del testimonium odierno. Noi siamo sbalorditi. Scattiamo delle foto e poi restiamo in ammirazione del sacro oggetto. La custodiscono in una bustina di plastica, dentro ad un cassetto. Personalmente credo debba essere esposta in un museo. Una volta usciti, giriamo per la città in cerca di qualcosa per la cena, facciamo una piccola spesa. Sono quasi le 21.00 e qui è ancora tutto aperto. Forse è la prima vota che ci accorgiamo di un cambio di orari, rispetto quelli a cui siamo abituati, così netto. Mangiamo ad un forno e poi, dopo un caffè, ci avviamo verso la stanza.

Le giornate qui sulla Via Francigena del Sud sono molto piene. Piene di storia, di persone, di sapori. Piene di emozioni, di incontri che ti cambiano la giornata. Anche stasera prima di mettermi nel letto ho ripensato a tutto e non mi capacito assolutamente di quanto noi calamitiamo le cose che ci accadono, o siano loro a calamitare noi. C’è questo estremo senso di attrazione e di emozioni tra noi e le persone che incontriamo. Come se vedendo noi, vedono qualcuno di elettrizzante, come se trasmettessimo a loro una qualche magia. Beh la magia più grande per noi è quella di essere qui, in questo momento a fare quello che stiamo facendo.

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Sempre più dentro, sempre più a fondo.

D.

3 commenti su “Via Francigena. Giorno 57 – da Cerignola a Canosa”

  1. Complimenti, sono pezzi ben scritti e pieni di umanità, è un piacere seguire il tuo viaggio, spero di poterlo,sperimentare di persona. Ciao Paolobosso

  2. Complimenti per i tuoi racconti son ben scritti e carichi di umanità, è un piacere seguirti. Spero di sperimentare di persona. Ciao buon cammino Paolo

    1. Ciao Paolo, grazie! Ti auguro di sperimentare di persona il cammino lungo la Via del Sud! Il calore e l’ospitalità di questi posti meritano molto.
      Buon cammino anche a te, qualunque sia la strada che stai percorrendo! 🙂

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