Via Francigena. Giorno 47 – da Strangolagalli ad Aquino

Tutto d’un tratto mi trovo la luce accesa. Che ore sono? 6.37. Non ce la farò mai a svegliarmi al primo squillo della sveglia. Paolino è gia attivo che prepara il suo zaino, nel silenzio della stanza provo ad ascoltare se da fuori arrivano rumori di pioggia. Mi sembra di essere tornati in Giappone,

quando lungo il cammino degli 88 templi ci siamo beccati dodici giorni di fila di pioggia e svegliarsi la mattina con il rumore delle gocce di pioggia che cadevano sul tetto ci dava il buongiorno. Non piove. Ma che freddo Paolino, mentre scrivevo questa notte ho preso un sacco di umidità, tanto che ho freddo alle ossa. Essendoci addormentati ieri sera alle 21.00, alle 3.00 di questa mattina ero sveglio a scrivere. Solo alle 5.30 sono tornato a letto. Alle 7.00 puntuale come un orologio svizzero Enzo entra a darci il buongiorno, la sua voce è squillante e lui è attivo come di solito lo sono io, ma quando sono a casa. Con una gentilezza di altri tempi lui e la moglie ci stanno preparando la colazione, siamo stati proprio fortunati a trovare gente come lui e la sua famiglia, più che ospiti ci sentiamo trattati come dei parenti. Dopo la colazione addirittura lui si prende la briga di portarci verso il ponte da lui stesso costruito per evitare ai pellegrini di fare il guado o il giro invernale (che allunga la strada di almeno 3 km). Quando si dice dedicarsi a chi cammina penserò sempre a te Enzo, fortunato chi ha l’occasione di incontrarlo e di avere a che fare con lui. Foto di rito e ci salutiamo. Prendiamo la Via, dritta in salita e fangosa per la pioggia di ieri. Sarebbe stato impossibile camminare qui ieri pomeriggio, in quanto sarebbe risultata troppo scivolosa, già lo è questa mattina, immaginate quanto lo sarebbe potuta essere ieri.

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Per fortuna questa mattina splende il sole, anche se la zona è umidissima, almeno la partenza l’abbiamo fatta asciutta. Proviamo a scattare qualche foto, ma abbiamo l’unico panorama che ci si apre è a est e il sole dietro ai monti non ci aiuta per nulla. Dopo qualche curva troviamo sei cuccioli di cane e mi innamoro letteralmente di una piccola cagnetta nera. Vorrei portarla con me da quanto è carina, saltellante e giocosa, ma mi rendo conto che potrebbero essere di qualcuno e che per questi poco meno di trenta giorni che ci mancan a Santa Maria di Leuca non saprei come badare a lei. Così scappiamo per evitare che ci seguano. Avanziamo verso Ceprano ed entriamo in un denso banco di nebbia, meno male che volevo togliere la felpa. Come sempre in cammino appena pensi di volerti mettere/togliere qualche indumento, il tempo magicamente cambia e ti convince a fare l’opposto di quello che hai pensato. Entriamo finalmente a Ceprano e ci fermiamo a prendere dei panini e del formaggio per la giornata. In verità uno lo mangio immediatamente anche se sono solo le 9.30. Il gestore del locale riconosce che siamo due pellegrini e ci offre un caffè e un bicchiere di vino. Credo che se il numero dei pellegrini in futuro aumenterà, la tipica ospitalità del sud regalerà momenti indimenticabili a chi sarà in cammino. Passiamo il paese senza soffermarci troppo e poi prendiamo una strada sterrata che ad un primo momento affianca l’autostrada.

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Intanto delle grosse nuvole grigie coprono prima il sole, poi completamente il cielo. Dopo pochi minuti inizia a piovere, ma questa volta non è un temporale passeggero, non ci sono tuoni e, dal ritmo che hanno le gocce, sembra che durerà un po’. Tiriamo fuori immediatamente le mantelle e i copriamo subito anche gli zaini, in realtà la prometteva da un po’, siamo stati poco furbi noi perché ci saremmo dovuti far trovare pronti. Non ci scoraggiamo e andiamo avanti comunque, mentre come sempre inizio a bagnarmi lo stesso perchè la mantella fa da tuta dimagrante e, non essendo traspirante, si crea all’interno un microclima poco piacevole. Purtroppo la pioggia non permette nemmeno di poter guardare molto in giro, così mi sembra quasi di camminare con gli occhi fissi sulla strada. Usciti dal tratto tra i campi arriviamo accanto ad una grossa discarica dove dozzine di camion scaricano rifiuti. L’odore è pestilenziale, siuramente è colpa anche della pioggia, ma passare di qui per i pellegrini è come un supplizio, anche perchè la puzza rimane nel naso per un po’. Passato questo punto ci aspetta un altro pezzo sull’asfalto, nel frattempo smette di piovere e così possiamo aprire un po’ le mantelle e togliere almeno il cappuccio dalla testa. Arriviamo in breve, dopo aver girato a sinistra ad una casa

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dove in giardino troviamo due grandi struzzi, al guado del fiume Melfa, che, a detta della guida, “dovrebbe generalmente portare poca acqua”, ma che invece ci costringe a togliere le scarpe per passare. Decidiamo di fare una sosta visto che sono quasi le 13.00. Buttiamo a terra le matelle per non far bagnare gli zaini e usiamo i materassini come appoggio per sederci e consumare ciò che avevamo comprato prima. Ci rilassiamo e, mentre fumo, Paolino controlla la guida per capire quanto manca. In meno di due ore dovremmo arrivare ad Aquino. Quando ripartiamo finalmente sento casa, la telefonata è così lunga che anche se si rimette a piovere vado avanti uguale, senza mantella e mettendo solo il copri zaino. Nel frattempo Paolino si è già interessato per la notte e ha contattato il signor Gino del Centro Ippico La Staffa situato pochi minuti prima di entrare in paese.

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Dopo esserci sistemati ed aver fatto la doccia, Paolino gira un po’ per il centro, mentre io riposo nel sacco. La pioggia di oggi non ci ha per nulla favorito, ma anche il percorso fatto non è stato tra i più belli della Via del Sud. Le riflessioni di oggi sono state oscure come le nuvole che ci hanno accompagnato, vedere la immensa discarica mi ha fatto pensare a quanto siamo ancora indietro dal punto di vista ambientale e della gestione dei rifiuti come paese. Credo sia importante adottare delle soluzioni che però non siano le solite trovate tappa-buco della durata di pochi anni, ma pensare piuttosto ad un programma preciso a lungo termine che porti a riciclare la maggior parte di ciò che viene gettato. Purtroppo non ho mai voluto sottolinearlo, ma lungo tutto la Via Francigena, dalla pianura Padana fino a qui, la quantità di rifiuti gettata nei boschi, nei canali e nei fiumi è impressionante. Intri sacchi neri galleggiano ripieni di ogni schifezza nei canali vicino alle risaie nel vercellese e nel pavese, nel Lazio sappiamo tutti quanto è critica la situazione e frequenti sono anche i mucchi di oggetti abbandonati nei boschi (come televisori o materassi) anche in questa parte della Via. Credo ci manchi una coscienza civica rivolta alla salvaguardia dell’ambiente in cui viviamo. Perchè uccidere il domani dei nostri figli? Abbiamo uno splendido paese, ma lo stiamo rovinando con le nostre mani. Mi inserisco anche io perchè purtroppo in qualche modo mi sento complice, in quanto pur avendo visto tutto quello che per la prima volta vi descrivo, purtroppo non ho fato nulla per migliorare la situazione. Chi passa, guarda e critica, è colpevole come chi i sacchi li butta, perchè se avessimo le mani più operative della lingua, alcune zone potrebbero essere ripulite proprio da noi stessi. Invece ci indignamo, ne parliamo ovunque, ma non facciamo nulla di concreto per risolvere la situazione. Dobbiamo iniziare a considerare l’ambiente come un bene comune, non come una cosa di cui si debbano occupare solamente le istituzioni. Abbiamo il paese più bello del mondo, sta a noi valorizzarlo e dargli un futuro.

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Scusate se sono stato duro, ma penso che ogni tanto ci voglia.

D.

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