Via Francigena. Giorno 42 – La partenza verso il Sud

Sabato. Ho salutato mia madre che è venuta a Roma per vedermi dopo 40 giorni di assenza da casa. Forse è stato il miglior regalo di compleanno che potessi ricevere.

Alle 17.00 ho salutato anche la mia compagna è la sua amica. Il contraccolpo dopo 45 giorni passati a strettisimo contatto è stato non indifferente. Senso di smarrimento. Pensieri strani tipo, cosa ci faccio a Roma tutto solo? Per fortuna il tutto viene un po’ alleviato dalla cena con Sara, l’ospitaliera conosciuta a San Miniato, e la sua famiglia, perchè la magia della Via Francigena porta anche queste cose.

Domenica. Lo spostamento all’ostello dei pellegrini. La paura di trovare di nuovo ospitalieri quasi disinteressati, annoiati del loro compito. Dopo essere arrivato invece tutto è cambiato. Gabriel, il nuovo ospiltaliero argentino della confraternita è molto accogliente. Mi ha fatto entrare prima dell’orario di apertura, ha voluto sapere un po’ della mia storia, mi apre con il sorriso e immediatamente lo apre anche sul mio volto. Inizia a piovere e arriva Paolino, amico vicentino che è venuto fin qui per camminare fino a Santa Maria di Leuca con me. I dubbi si attenuano, le mappe acquistano senso, l’intero progetto acquista senso. Durante il rito della lavanda dei piedi incontriamo un don (di cui non mi ricordo il nome, acc) che mi fa ricredere di tutte le maledicenze che ho pensato sulla Confraternita negli ultimi giorni di cammino, la sua energia si sente, palpabile, ed arriva diretta attraverso le sue parole.

Lunedì. Finalmente si parte, così mi tolgo tutto quel torpore, quella ruggine, che mi stava consumando ristagnando in una Roma umida per via delle piogge ormai giornaliere che hanno bagnato quotidianamente la città. Lasciamo l’ostello, che si trova esattamente sul passaggio della Via del Sud (da oggi la chiamerò così), e ci avviamo. Finalmente sento di nuovo il mio bastone picchiettare per terra, finalmente le gambe si scaldano, finalmente il peso dello zaino sulle spalle. Passiamo per il circo massimo, anzi ci camminiamo proprio in mezzo, Paolino è una persona di poche parole. Poche, ma buone, sempre dette al momento giusto e di gran significato. Prendiamo la strada prima accanto alle terme di Caracalla, poi quella che ci conduce verso l’Appia Antica, fino ad imboccarla dopo la porta di San Sebastiano. Inizialmente il traffico del mattino ci circonda, anzi quasi ci schiaccia, ma dopo la visita alla chiesa di Santa Maria delle Piante (detta anche Domine quo vadis?)

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entriamo nel parco delle catacombe di San Callisto e il rumore delle auto rimane fuori dalle mura che lo circondano. All’uscita ritorniamo sull’Appia Antica, magicamente tutti i mezzi girano intorno al parco, così il notro percorso diventa silenzioso e piacevole. Iniziamo una delle tante parti in basolato mentre scattiamo qualche foto.
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Controlliamo sulla guida e ci rendiamo conto che buona parte della nostra giornata sarà lungo questa antica e meravigliosa strada piena di resti antichi e di monumenti. Paolino cammina sul sentiero giusto sul lato per restare all’ombra, io resto nel mezzo, adoro camminare su 2000 anni di storia, era lo stesso sulla Cassia. Mentre camminiamo ci immergiamo un po’ nei ricordi che ci accomunano, la prima settimana sul Cammino Francese, dove ci siamo conosciuti, il primo giorno di cammino della mia vita. Quando a Roncesvalles sono crollato inesorabilmente nel letto di fronte al suo e al mio risveglio ho trovato una lattina di birra ad attendermi, Leon e quella sosta lunghissima per lui a causa della bronchite del padre e infine il Giappone, i sessanta giorni insieme sulla via degli 88 templi. Ne abbiamo fatte eh amico mio? Lui è una di quelle persone che mi capisce al primo sguardo, che sa quando lasciarmi andare avanti o indietro, non mi dà mai consigli diretti, ma mi fa sempre arrivare al concetto, molto più vagabondo di me, mi ha insegnato tante cose sul vivere in giro per strada. Insieme ci siamo divertiti, ci siamo incazzati, abbiamo riso a crepapelle e pianto alle volte, è una delle prime persone che “l’andare” mi ha messo vicino e dalla quale non mi sono più staccato. Nel frattempo l’Appia sembra non finire più, la gente che ci incontra ci chiede da dove arriviamo e dove siamo diretti, ci augura buon viaggio.
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Il sole scotta, ma i pini marittimi fanno una buona ombra. Arrivati nei pressi di Frattocchie scorgiamo un supermercato sulla destra, riusciamo a ragiungerlo da un buco in una rete di un campo da calcio. Fatta una piccola spesa, torniamo al campo per consumare il nostro pranzo e poi ci riposiamo un po’. Quando riprendiamo la strada attraversa la trafficatissima Appia Nuova per poi iniziare a salire verso Marino. Qui troviamo i primi segni della Via del Sud, ma non sono quelli che segue la guida che abbiamo in mano. Anche qui ci sono diverse associazioni che si sono prese la briga di segnare un percorso, ma al contrario della Via nella parte nord, i due percorsi non combaciano per nulla. Delle persone su internet mi hanno consigliato di non seguire assolutamente la guida della Terre di Mezzo, in quanto porta su strade pericolose, ma, come sempre, la mia ostinazione e la mia determinazione, mi hanno poertato a servirmi proprio di quella. L’ho fatto primo perchè non ci sono altre guide cartacee, secondo perchè odio le tracce gps e il dover andare in giro con il naso piantato dentro lo schermo di qualcosa, terzo perchè comunque il percorso lo faremo noi, rispettando i paesi, ma scegliendo le strade in base ai nostri bisogni e alle nostre voglie. In più le motivazioni sono state abbastanza scarse, vi terrò informati sull’evolversi delle cose. Quando arriviamo in centro a Marino proviamo a cercare un posto per dormire andando prima dalle suore di clausura, che però ci chiudono la porta in faccia, poi al centro sociale IPO’ che incontriamo sulla strada, ma Fabio ci dice che per prendere una decisione del genere deve chiedere prima all’assemblea, infine ci dirigiamo verso la parrocchia in centro al paese. Qui conosciamo Don Pietro che, dopo averci timbrato la credenziale) ci apre l’oratorio e ci sistema in una stanza. Una stanza significa una di quelle dove si tiene il catechismo, niente letti, niente materassi e un bagno con un lavandino (niente acqua calda) e un wc. Ringraziamo e con il sorriso sulle labbra stendiamo le nostre cose a terra, dopotutto abbiamo un tetto sulla testa e questo è quello che conta. Mentre parliamo Don Pietro ci dice di star preparando una foresteria per i pellegrini visto che da un po’ di tempo il numero di quelli che passano sta aumentando, anche ieri due ragazzi sono passati proprio di qui. Come prima giornata su una Via per me totalmente nuova il bilancio è positivo, l’uscita da Roma sull’Appia Antica è meravigliosa, in netta contrapposizione con l’entrata dell’ultimo giorno della Via del Nord. Le persone incontrate sulla strada e qui a Marino non sembrano intimorite di vedere due pellegrini che camminano e dopo una lunga giornata abbiamo trovato anche accoglienza, anche dal punto di vista umano e non solo fisico, beh cosa chiedere di più?
DCIM100GOPRO

Ancora in cammino. Ancora con il sorriso.

D.

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