Via Francigena. Giorno 41 – L’arrivo a Roma

Oggi è il giorno. Oggi tutto si compie e tutto finisce. Da quando suona la sveglia si avverte subito che l’aria è frizzante, elettrica. Oggi arriviamo a Roma.

Quando partiamo è ancora notte fonda, il sole sorgerà solamente tra qualche ora, ma noi non stiamo nella pelle, le gambe scalpitano, ma allo stesso tempo le lacrime fanno capolino sul bordo delle palpebre. E’ un misto di sensazioni che insieme ci travolgono, la fatica dei giorni passati, la gioia di arrivare, la consapevolezza che qualcosa dentro di noi è cambiato, siamo rodati, ma non lo si è mai abbastanza per una cosa del genere. Per i primi km le gambe volano, il peso dello zaino sembra inesistente, siamo come attratti da questa forza magnetica che ci tira, ci trascina, ci fa sentire leggerissimi. Non incontriamo nessun cartello che ci indica l’inizio della città, anche perchè ufficialmente già ieri sera eravamo a Roma, non si parla di una questione di confini, ma di cuore, quindi non servono cartelli. Ilaria sempre al mio fianco, ci siamo tenuti per mano praticamente tutta la mattina. Laura e Andrea questa volta sono sempre dietro di noi attaccati. Insieme a noi c’è anche Daniela, la ragazza tedesca che ha camminato con noi, ma non tutti i giorni.

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Usciamo finalmente su via trionfale e lentamente il sole inizia a sorgere da dietro le nubi, incendiando tutto di un rosa spettacolare, dando un’atmosfera ancora più romantica al tutto. Guardo spesso Ilaria negli occhi, risplendono di una luce che mi piace tanto, quella luce glieli rende una via di mezzo tra il lucido e il rosso, sembra sempre sull’orlo di piangere, ma in realtà ride e dio quanto è meraviglioso quel suo sorriso.

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Quando iniziamo a salire a Montemario e sotto di noi si spalanca la prima vista della città rimaniamo senza parole, seguiamo poi il percorso nel parco, anche qui il Cai, come lungo tutta la via, ha tracciato un sentiero. Svoltiamo finalmente a sinistra, sotto un arco che fa da porta di ingresso al punto in cui nel arco inizia il famoso sentiero che guida i pellegrini a vedere per la prima volta il tanto atteso panorama, quello per cui hanno camminato tanto, il cupolone della basilica di San Pietro.

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Quando arriviamo lì, la mia compagna lacrima sul serio e mi stringe, prima le mani e poi mi abbraccio stretto stretto. Mi bacia, mi stringe di nuovo e mi dice “ce l’abbiamo fatta, eccolo!”.

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Non resisto, anche se per me non è una nuova sensazione, anche a me, per quanto mi trattengo, mi viene da piangere. Abbiamo tante cose passate da sfogare. Penso subito ai compagni di viaggio che hanno camminato tanti passi con noi, ai loro sorrisi, ai loro volti radiosi ogni mattina in cammino, penso ai miei genitori, penso a tutte le piccole gocce di sudore che ho speso per essere qui, ora. Rimaniamo in contemplazione di quella miracolosa visione er un po’, quando giunge Andrea, il ragazzo vicentino che “ha salvato” Laura e Andrea quando quasi si erano persi. Anche lui molto colpito da ciò che vede, l’emozione si legge nei suoi occhi. Parliamo un po’ e lo conosciamo, ci dice che essendo mercoledì, ci sarà l’udienza del Papa in piazza…è vero, me ne ero quasi dimenticato. Scendiamo da Montemario e qui Laura e Andrea rimangono indietro, li aspettiamo una volta usciti sulla strada. Ci fermiamo poi lungo la via che conduce a San Pietro a bere l’ultimo caffè prima dell’arrivo. Entriamo anche a visitare la chiesa di San Pellegrino,

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dove mettiamo sulla credenziale un timbro che riporta, “Qui sono giunto pellegrino”. Poi aggiriamo le colonne e finalmente eccola lì, la basilica ci dà il suo benvenuto, purtroppo non la piazza, dove non è concesso accedere con gli zaini ed ò pienissima di persone arrivate per l’udienza. Vediamo Papa Francesco sul grande schermo impegnato a salutare le diverse nazionalità nelle varie lingue.

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Noi ci sentiamo di non averne una, essere pellegrini per noi è essere tutti sotto un unica bandiera, quella della fatica e della pelle bruciata da vento e sole, quella degli zaini che contengono tutte le nostre cose da più di un mese, quella di chi ha desiderato ardentemente essere qui e lo ha fatto camminando sulle proprie gambe per giorni e giorni. Ci guardiamo e sorridiamo come dei bambini anche se siamo ben lontani dalla basilica, anche se la sensazione è quasi strana. Facciamo le classiche foto di rito e poi ci dirigiamo presso l’opera romana pellegrinaggi a ritirare il testimonium, perchè il nuovo centro apre solo alle 11.00, perchè il mercoledì di fianco alla basilica non fanno entrare a causa dell’udienza.

E’ finito il nostro cammino, sono finiti i nostri giorni sulla strada, è stata un’emozione grande, grandissima, ma anche questa se ne andrà e lascerà un grande segno indelebile dentro di noi. Siamo cresciuti, abbiamo riso, pianto, ci siamo arrabbiati e ci siamo divertiti, abbiamo scoperto le meraviglie che il nostro paese nasconde e rivela solo a chi ha voglia di viverlo passo dopo passo. Abbiamo conosciuto tantissime persone splendide, che con le loro giornate hanno riempito e fatto il nostro cammino, grazie a tutti ragazzi, anche voi siete arrivati fin qui dentro di noi e le vostre parole di oggi sono state molto sentite e ci hanno segnato in qualche modo.

Personalmente però non è la fine del mio cammino. Il 12 di settembre ripartirò per Santa Maria di Leuca, ma questa è un’altra storia, questo è un altro cammino, per ora lasciatemi dire grazie ai miei compagni di viaggio e a voi che avete camminato con me da casa.

Arrivato, inginocchiato a rendere grazie.

D.

Un commento su “Via Francigena. Giorno 41 – L’arrivo a Roma”

  1. Davide…..con il tuo diario sei in grado di far vivere, ai lettori, gli stessi attimi che hai vissuto nel tuo viaggio.
    Sei un GRANDE
    Buona strada Amico

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