Via Francigena. Giorno 36 – da Bolsena a Montefiascone

Anche oggi siamo forse gli ultimi a lasciare l’ostello. Più ci avviciniamo al termine del nostro cammino insieme e più prendiamo le cose con calma. La sveglia alle 7.00. Colazione al bar, lunga e con tanto di lettura approfondita del giornale. Per la prima volta ho preparato lo zaino al mattino, cosa che solitamente non faccio perché appena sveglio rischio di dimenticare tantissime cose da quanto sono rimbambito.

Ma non mi preoccupa nemmeno più questo. Ora quello a cui penso è solo vivere al meglio gli ultimi giorni di cammino con la mia compagna, la sua amica e Andrea. Respirare la vita che mi dà ogni passo fatto sulla strada. Nessuno sa quanto mi senta libero quando cammino, forse nemmeno io ancora lo capisco. Complice la tappa breve che ci aspetta, tutto scorre ancora più lento del solito. La giornata di oggi è una di quelle importanti per chi cammina sulla Via Francigena, Montefiascone è la città dalla quale mancheranno 100 km per arrivare a Roma, è il posto dove incontreremo il primo vero tratto abbastanza lungo di antico basolato romano e  poi questa sera dormiremo alla Domus Peregrini da Immacolata e Franco, per questo sarà una di quelle da ricordare e di sicuro mi darà delle emozioni che rimarranno dentro per sempre. Pronti…via. Come due anni fa il primo tratto lo facciamo sulla Cassia, tanto oggi non c’è nemmeno un traffico così elevato da rendere il tratto difficoltoso, per poi svoltare a sinistra dove si trovano i vecchi segnali fatti a mano che seguono il percorso della vecchia guida su per una bella salita tra i boschi che ci porta fino al parco di Turona. Qui la strada asfaltata si fa sentiero, come al solito abbiamo già perso Andrea e Laura, noi abbiamo un passo più lungo del loro, anche se forse facciamo più pause, per scattare foto, per mangiare qualcosina di quello che ci portiamo nello zaino o anche solo per respirare un po’. 20160902_091945Superata la zona organizzata con tavoli vicino ad una vecchia fontana, il sentiero sale sulla sinistra poi un segnale ci devia nel bosco fitto dritto ad un torrente che fino a poco fa sentivamo scorrere senza però vederlo. Lo superiamo saltando sui sassi grossi che spuntano dall’acqua, per poi risalire il versante opposto verso il Colle della Guardata, qui ci sediamo a fumare una sigaretta e mangiare del cioccolato, la visuale sul lago di Bolsena è magnifica, il silenzio ci circonda prezioso. Rompo l’attimo di magia per dire ad Ilaria che ho preso la decisione di continuare fino a Santa Maria di Leuca, è tutta mattina che ci penso, credo che un’esperienza da solo su nuove strade e verso nuovi panorami non potrà altro che farmi bene. 20160902_092505Mi sorride, senza dire nulla mi bacia e mi stringe. Guardiamo il lago e ci sentiamo uniti come solo il cielo e il mare riescono a farlo, quando si incontrano all’orizzonte. Riprendiamo il cammino ed appena usciti dal bosco troviamo il primo tratto di basolato romano e un cartello che spiega come è stata costruita questa strada quasi duemila anni fa. In un trafiletto laterale racconta che anche San Francesco passò di qui scalzo pellegrinando verso Roma, così non ci penso due volte, via le scarpe e le calze. 20160902_100032Non mi paragono di certo ad una persona del suo calibro, ma voglio sentire il contatto diretto della storia sulla mia pelle, così avanziamo.  La sensazione di essere a piedi nudi su 2000 anni di storia è grandiosa, le pietre lisce come il marmo, fredde e grandi abbastanza per farci stare uno dei miei piedi (ho il 47) trasmettono un’energia particolare, se penso poi a quante persone importanti nella storia sono passate di qui come imperatori, centurioni, santi e pellegrini normali come me, mi fa partire un brivido lungo la schiena. Quando la strada torna ad essere sterrata calzo nuovamente le scarpe perché il peso dello zaino e del mio corpo aumentano la percezione dei sassi sotto i pedi. Arrivati alla quercia del pellegrino la strada diventa asfaltata e più esposta al sole che spicca alto nel cielo limpido.  In poco meno di due ore siamo a Montefiascone, città famosa per i suoi buoni vini e per essere stata residenza estiva di molti papi (ci sarà un nesso tra le due cose?). Al primo bar ci fermiamo e ci sinceriamo della posizione di Laura e Andrea, prendiamo del pane e poi ci incamminiamo verso il giardino della rocca dei papi che si erge sopra la città, in loro attesa. Visto che non ci si può sdraiare nelle aiuole, sfoderiamo i materassini dagli zaini e ci stendiamo comodamente sulla ghiaia. Dopo poco arrivano Anche Laura e Andrea e ci mettiamo a pranzare.20160902_121341 Pane, salame e est est est (il famoso vino bianco della città). Verso le 14.00 iniziamo la discesa che ci porta alla Domus Peregrini. Dopo circa un’oretta arriviamo e veniamo accolti dolcemente da Donatella, un ospitalera volontaria che li aiuta per questa settimana, la quale ci offre dell’ottimo succo d’uva che ha preparato insieme Immacolata e Franco, che giungono poco dopo. Loro tre sono una forza della natura, Donatella più pacata e attenta a noi, Immacolata piena di energia e carica di una positività mai incontrata prima in vita mia e Franco dotato di un sorriso che da solo potrebbe illuminare il cielo durante la notte. Si presentano e ci spiegano le regole della casa. Immersi nel verde del loro terreno ospitano i pellegrini in questa oasi di tranquillità e familiarità che è casa loro. Noi quattro stranamente non abbiamo ne fretta di fare doccia, ne bucato. Siamo come ipnotizzati da loro. Seduti al tavolo li restiamo ad ascoltare e li osserviamo nelle loro attività di routine, oggi stanno preparando la marmellata di fichi e il profumo dolce come il miele inebria le stanze ed il giardino. Ci guardiamo e sorridiamo, contenti di essere venuti qui.20160902_101046 Sistemiamo gli zaini e con gioia scopriamo di essere i soli pellegrini previsti per la serata. Doccia, lavanderia e poi riposo, siamo coccolatissimi. Quando arriva il momento della cena, l’atmosfera si accende. Parliamo di tutto, condividiamo le nostre esperienze personali e anche loro si aprono, riescono a metterci a nostro agio e, anche se è la prima volta che ci vediamo, sembra di conoscerli da sempre. La simpatia romagnola di Franco guida i discorsi, il suo marcato accento poi ci fa sorridere come non mai, Immacolata si racconta e ci incanta con le sue storie di cammini e personali teorie sulla natura, Donatella scatta foto e ogni tanto risponde a qualche messaggio visto che domani purtroppo partirà per Firenze, per far da cicerone a degli amici (dico purtroppo perché vi meritereste tutti di conoscerla). Finita la cena, ci timbrano le credenziali, per me è il primo timbro sulla nuova credenziale dove scrivo come destinazione finale Santa Maria di Leuca. Quando andiamo a letto quasi non riesco ad addormentarmi per l’emozione, voglio fissarmi bene in testa tutto ciò che ho ricevuto per poterlo descrivere al meglio quando sarà il momento, ma so che dimenticherò qualcosa. Ora che scrivo vi dico che se siete in cammino di qui dovete passare e chi può si deve fermare, in breve sono diventati uno dei posti di persone vere che fanno la Via Francigena, oppure che fanno della Via Francigena uno dei posti dove venire a creare ricordi indelebili nel cuore. Grazie a tutti e tre, davvero grazie tanto!

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Ancora senza parole per la serenità che ho avvertito, grato aver potuto condividere una serata con persone così deliziose.

D.

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