Via Francigena. Giorno 29 – da San Gimignano ad Abbadia Isola

Questa mattina mi sono svegliato con un velo di tristezza negli occhi perché sapevo già che due del nostro gruppo sarebbero tornati a casa una volta arrivati ad Abbadia Isola. Luca e Gioia dopo aver camminato con noi per tutta la giornata si staccheranno e torneranno alla loro vita normale.

Abbiamo lasciato altre persone lungo la Via, ma, come Gabriele ha detto a cena ieri sera, i pochi giorni passati insieme sono stati molto significativi ed intensi. Lui stesso ha ammesso di essere stato trasformato dalle strade percorse e da ciò che insieme siamo stati capaci di raggiungere. Spesso sui cammini ci si sente più aperti, ma in fondo trovo sia solo una scusa per sottolineare poi la distanza che si prende quando si ritorna. Condividere le fatiche di ogni giorno, vedere gli altri soffrire in silenzio, sentirsi parte di un flusso magico che viaggia come l’acqua di un fiume nella stessa direzione, queste sono le cose che permettono ad un pellegrino di sentirsi tale e non un viaggiatore comune.20160826_074523 Lasciato il camping dove abbiamo passato la notte, abbiamo iniziato a scendere lungo una strada sterrata che non segue la Via Francigena ufficiale, ma porta, lungo sentieri, fino a Colle Val d’Elsa. All’inizio camminiamo tutti insieme, una lunga carovana di persone, che saltellano a ritmo di musica, che scattano foto e ridono, il clima è davvero bello e rilassato. Poi come spesso accade io e Ilaria prendiamo il nostro passo e avanziamo mano nella mano, su questi meravigliosi sentieri vedendo sorgere il sole, fermandoci a scattare foto e intanto parliamo di tutto mentre la strada continua a scorrere sotto le nostre suole.20160826_075157 Arriviamo a Colle val d’Elsa e ci fermiamo al primo bar sulla strada per attendere gli altri che, dopo circa venti minuti, scopriamo essere già arrivati in centro paese. Li raggiungiamo, facciamo colazione e nel frattempo arriva anche Luca. Nonostante tutto lui ha sempre mantenuto una certa indipendenza, soprattutto per quanto riguarda l’orario della sveglia mattutina, il suo passo glielo ha potuto permettere. Quando ci rimettiamo in marcia il sole inizia a scottare, Ilaria e lui restano davanti al gruppo e ciò gli permette di aprirsi un pochino. Dopo un po’ rimaniamo in tre, mentre il resto degli altri resta indietro e di parecchio. Quando giungiamo ad Abbadia Isola facciamo addirittura in tempo a visitare la chiesa prima che chiuda; gli ostelli invece sono entrambi chiusi. Ci accomodiamo al bar in attesa dell’apertura. L’ostello della Confraternita di San Jacopo apre alle 14.30 mentre quello comunale dovrebbe aprire per le 16.00. 20160826_100214Gli altri arrivano a scaglioni, prima Gioia, Gabriele e Michele, poi Laura e Alberto ed infine anche Margherita. Mettiamo sul tavolo ciò che abbiamo acquistato durante il tragitto, chi del pane, chi del salame e chi del formaggio, come una grande famiglia seduti a dei tavolini consumiamo tutto, e anche se abbiamo facce stanche, la luce che emaniamo rischiara tutto l’ambiente. Ci siamo solo noi, ma facciamo casino per trenta. Che siamo un gruppo unito lo avverte anche chi ci vede da fuori. Abbiamo diverse età e diverse esperienze a casa. C’è chi cammina per la prima volta, chi fa solo una settimana, chi tre giorni, chi cammina da un mese, e chi non si fermerà a Roma, eppure tra noi non avvertiamo differenze, stiamo camminando una parte della nostra vita insieme, questo è ciò che conta. Arriva il momento dei saluti, Gioia e Luca devono prendere il treno per tornare, il momento è uno di quelli in cui ti viene il magone e ti sembra strano di poter aver legato così tanto con persone con cui hai passato così poco tempo, ma lo hai fatto. Abbracci e promesse di rivedersi, di tenersi in contatto. Grazie amici miei, buona vita e buona strada, ci rivedremo.

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Quando finalmente apre l’ostello della confraternita proviamo a parlarci perché loro non accettano chi fa solo una settimana o tre giorni, quindi io, la mia compagna, la sua amica e Alberto potremmo entrare, ma noi vogliamo restare tutti uniti, anche perché altrimenti ci perderemmo l’ultima sera di Gabriele, Michele e Margherita, così scegliamo di dormire all’ostello comunale proprio accanto. Attendiamo fino alle 16.00, nessuno apre e così fino alle 17.30. Fino a quando molto nervoso vado a recuperare le chiavi al bar, apro e, finalmente, riusciamo a farci una doccia. (Una ragazza poi si scuserà in quanto impossibilitata a gestire da sola il bar e l’ostello). La sera poi a cena è stato un altro momento di quelli che non si scordano in cui Gabriele ha esternato tutta la sua felicità e la sua passione per quello che ha fatto nei giorni. Credo che questi pochi giorni lo abbiano davvero cambiato e lo abbiano contagiato. Sono sicuro che l’anno prossimo sia lui sia Michele saranno di nuovo in viaggio lungo un tratto o magari proprio su tutta la Via Francigena.

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“Nonostante il casino, tutto è bene ciò che finisce bene”.

D.

 

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