Via Francigena. Giorno 3 – da Povil a Montjovet

Questa mattina il tempo non era dei migliori, minacciava pioggia e le nuvole riempivano il cielo, senza lasciar nemmeno un piccolo spazio di azzurro. Alle 06.30 abbiamo fatto una lauta colazione che Manuela ci ha dolcemente preparato. La sua faccia assonnata mi ha fatto sentire un po’ in colpa, soprattutto perché oggi è domenica e senza di noi lei avrebbe potuto dormire a lungo. Anche se lei diceva che sarebbe tornata a letto, ho provato lo stesso questo piccolo senso di colpa. Mentre l’odore del pane tostato riempiva la stanza, anche Martina è scesa con un grande sorriso, accompagnato da una faccia assonnata. Con loro ci siamo sentiti a casa, sono state molto gentili ad accoglierci e la fiducia nel prossimo che hanno mostrato è davvero da esempio (soprattutto per me).

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Ci siamo messi in cammino dopo averle strette entrambe in un abbraccio lunghissimo, promettendo di rivederci a Milano. La Via Francigena prosegue da lì tra sentieri e piccole mulattiere, che evitano i paesini, tagliando in due il versante della montagna. Inizia a piovere e, come ogni volta, appena mettiamo le mantelle e i copri-zaini, smette. Decidiamo di fare una deviazione e scendere a Nus per la seconda colazione. Quando ripartiamo il cielo inizia ad aprirsi e il sole fa capolino tra le nubi. Risaliamo fino a raggiungere nuovamente il tracciato originale per seguirlo fino a Chatillon, costeggiando piccoli canali di irrigazione e riuscendo ad avere scorci sulla valle, nonostante il bosco crei uno schermo quasi imperscrutabile. Arriviamo in paese accaldatissimi e ci rifugiamo in un bar a mangiare un tagliere. La gente del posto è ben informata sulla Francigena, ma non sembrano granché interessati alla cosa. Vedono pochi pellegrini passare, non si preoccupano di dove siano diretti e spesso non si fermano neppure per scambiare due parole con uno di loro. Riprendiamo la marcia, telefoniamo ad una casa vacanze/bed&breakfast a Montjovet per avvisare che stasera vorremmo dormire da loro. Ci risponde una voce molto squillante, la signora Ornella. Ci assicura che il posto questa sera c’è.
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Arriviamo poco dopo le 16.00 nella frazione di Vignola e ci arrampichiamo per un viottolo stretto fino alla casa della signora. Mentre ci mostra la casa dove dormiremo, ci parla delle sue esperienze da ragazza in giro per l’Italia in autostop. Un cane entra nella piccola casa e si acquatta calmo calmo, il suo nome è Caciotta. E’ una lupa tranquillissima che per questa notte ci farà compagnia, ora è sul balcone che si rilassa di fronte alle montagne, dovrei mettermi accanto a lei, sembra come in meditazione. Esco a fumare. Penso che per oggi sia abbastanza, che sono cotto, le gambe dopo tre giorni iniziano ad essere contratte, ma la testa invece inizia ad avvertire il cambiamento e si sta finalmente abituando al ritmo, alla velocità, al suono dei miei passi. Il viaggio è ancora lungo, ma spero di riuscire a sincronizzare il mio corpo con i miei pensieri quanto prima, per procedere al meglio fino a Roma.

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Un abbraccio.

D.

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