Giordania. Giorno 2 – Le strade di Amman

Oggi è stata una giornata molto tranquilla. Dopo la splendida serata fuori a cena con Aly, Giovanna e Mark Anthony avevo necessità di recuperare qualche ora di sonno, così ho tolto tutte le sveglie che normalmente suonano tra le 7.00 e le 8.30 e mi sono goduto quasi 9 ore di sonno.  A colazione ho incontrato Aly che si è svegliato presto per lavorare, ci siamo accordati per farci un giro nel pomeriggio e poi mi sono buttato in strada senza una meta reale, lasciandomi guidare dai profumi e dai colori di Amman. Mi sono perso più volte tra i vari suq che si snodano intorno alla downtown, in mezzo a persone che mi davano il benvenuto in Giordania, mi hanno offerto dolci, noccioline, hanno cercato di vendermi jeans, dei pappagalli e gioielli di dubbio gusto. Ad ogni interazione il mio sorriso si è allargato sempre più, tanto che chi ha incrociato il mio sguardo non ha potuto fare a meno di ricambiare. Qui tutti sono molto pacifici, nei negozi, per strada, nei bar, ogni persona sembra essere sempre contenta. Dopo un piccolo spuntino sono andato all’appuntamento con Aly e insieme siamo tornati nella parte un po’ più turistica della città: Rainbow street. Abbiamo fatto tappa in qualche negozio per acquistare delle cose da portare a casa, poi siamo scesi di nuovo verso la downtown scattando foto panoramiche qua e là. La strada qui è viva, in ogni angolo qualcosa si muove, qualcuno tira il suo carretto con su pane, frutta o verdura, i gatti si litigano qualche resto di cibo buttato da qualcuno, i corvi nel frattempo restano appollaiati sui pali della corrente. Ci facciamo preparare un succo di canna da zucchero e camminiamo tra i vari negozi scherzando con ogni persona che incontriamo. Aly è in grado di mettere felicità a chiunque incrocia il suo cammino e il suo sguardo. Mandiamo segnali e la città risponde. E’ impossibile non sentirsi parte di tutto questo, è impossibile rimanere indifferenti e non farsi trascinare. Verso le 17.00, dopo averlo salutato, non avevo voglia di ritornare in ostello, così, riguardando le foto, ho notato che sul versante della collina che si vede dall’ostello c’è una scalinata tutta dipinta. Così sono ripartito, il piccolo zainetto e la macchina fotografica come compagni e, chiedendo a chiunque, finalmente (seguendo due bambini) sono riucito a raggiungerla. L’effetto che dà è davvero sensazionale, una lunga scalinata colarata con ogni sfumatura possibile. Incredibile ma vero, ero tutto solo. Nessuno è salito o sceso dai gradini, così dopo le foto di rito mi sono fermato un po’ a fumare e a guardare il sole scendere dietro alle colline. I tramonti ad Amman sono romanticissimi, le case assumono un colore strano, che va dall’ ocra sfumando verso il bianco. Quando le prime lampadine nelle case hanno iniziato ad accendersi mi sono incamminato per tornare. Appena tornato nel “casino” ho comprato a gesti uno spuntino preparato da uno dei mitici carretti che cucinano per la gente locale. Pane, carne, pomodori e salsa piccante, riuscire a spiegare a chi non capisce una parola d’inglese quanto mi piaccia il piccante è stata un’impresa, ma abbiamo finito ridendo come matti entrambi. In ostello ritrovo Aly impegnato a lavorare. Mentre ho atteso che finisse ho consciuto due ragazzi brasiliano che di lavoro tatuano (ma guarda un po’!!) e girano il mondo. Purtroppo sono in partenza per Il Cairo, altrimenti avrei chiesto loro di celebrare l’amore che dentro me sta nascendo per questa città con un nuovo disegno sulla pelle. Ma recupererò a Giugno, quando verranno a Milano per una settimana, perchè sono davvero bravi. Finalmente Aly finisce di lavorare e andiamo a cena. Scegliamo un posto che non ha nemmeno il menù in inglese e dove tutti i signori che ci sono seduti intorno ci guardano incuriositi. Quando poi scoprono che Aly sa l’arabo la situazione diventa anche qui ai limiti dell’esilarante. Mangiamo mentre ci raccontiamo un po’ delle nostre vite, lui dei mille posti che ha girato per lavoro, io delle mie storie andate male e dei miei viaggi a piedi. Rientriamo a subito mi metto a scrivere, ma gli occhi mi si chiudono così decido che è meglio andare a dormire. Steso nel letto rido, di me, di chi a casa mi diceva di non partire perchè la TV o i giornali dipingono il medio oriente come un posto nel quale non andare, rido sempre più forte pensando in così poco tempo quante persone ho già conosciuto e con alcune di loro ho anche stabilito dei legami. Rido e credo che non smetterò di farlo nemmeno domani mattina, quando partirò con “non so chi” per andare a vedere Um Qays, il castello di Ajlun e Jerash.

Rido. Un abbraccio.

D.

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