Giordania. Giorno 1 – L’arrivo ad Amman e primo giro per la citta

Sono in tensione, non so come mai, ma il viaggio in Giordania inizia così. Come spesso accade nelle poche ore che precedono ogni partenza la testa si riempie di pensieri, su quello che rimane qui, su cosa sto andando a fare, ma questa volta la gestione del tutto è diventata molto più difficile, perché tutto si confonde, generando in me quella piccola carica che, forse, poi tanto male non è. Il volo da Roma per Amman è in ritardo. Al gate mi guardo intorno. Non vedo nessuno che sembra in partenza come me, tutti con i loro trolley belli ordinati, molte donne con il velo (chiamiamolo con il suo nome Hijab), un uomo seduto nell’angolo recita i versetti del Corano sommessamente, ma la sua cantilena musicale fa da sottofondo a tutto ciò che accade. Finalmente ci imbarchiamo e partiamo. Appena preso posto mi addormento. Le birre bevute a Milano e poi a Fiumicino hanno l’effetto desiderato e mi incollo al sedile fino a quando non  passano a servire la cena. Dopo mangiato cerco di dormire di nuovo, ma non c’è verso, non riesco a trovare la posizione. Mi metto a leggere e vengo rapito dal buon vecchio Hesse e il suo “Vagabondaggio”. Non faccio nemmeno in tempo ad accorgermene che sento l’annuncio “20 minuti ed atterreremo ad Amman”. Bene, penso tra me e me, ora devo capire come arrivare in ostello. Quando scendo dall’aereo inizio a guardarmi intorno per capire se c’è qualcuno a cui potrei chiedere un passaggio. Nessuno sembra corrispondere alla persona che cerco. Poi al controllo di passaporti incontro Irene e Anna, due ragazze italiane di Venezia. Anna è gia stata qui, mi spiega che saranno ospiti da amici e che qualcuno verrà a prenderle. Chiedo gentilmente se possono darmi uno strappo. Risposta affermativa, evvai! Recuperiamo gli zaini (già, anche loro sono con lo zaino, come ho fatto a non vederle prima? forse le birre…) e usciamo dall’aeroporto dove troviamo Said il quale dice che non ci sono problemi e mi può lasciare tranquillamente davanti all’ostello. La tensione che si era formata prima di partire si è gia trasformata in una sorridente faccia tosta, ma se voglio viaggiare così, questa dovrà essere la maschera da indossare tutte le volte che avrò bisogno di trovare un pasaggio. Dopo aver lasciato giù le ragazze, ci dirigiamo in ostello. Incontriamo parecchi posti di blocco, la città sembra essere presidiata, ma nessuno ci ferma. Chiediamo un paio di volte indicazioni e alle 5.30 siamo sotto l’ostello. Per ringraziare Said gli regalo delle sigarette, lui non vorrebbe, ma alla fine accetta. Lo saluto, lui mi augura il buon viaggio “welcome to Jordan my friend!”. Ci sono, penso, eccomi in Giordania. Fumo una sigaretta giusto prima di suonare il campanello e magicamente inizia anche il canto per richiamare le persone alla preghiera delle 5.45. L’atmosfera che creano questi canti e come risuonano nell’aria crea un clima mistico. Spengo la sigaretta, suono e in poco tempo un signore tutto assonnato mi apre dicendomi “David?”, annuisco, “room 205”. Mi sistemo e mi butto nel letto, ma non riesco a dormire. Mi rigiro per un paio d’ore, poi decido di alzarmi. Colazione e poi subito giù, subito in cammino per le strade di una Amman ancora semi-deserta. Ne approfitto per scattare qualche foto, mentre un vento fresco soffia incessamente. Dopo circa mezz’ora incontro Nabir, un signore di 63 anni con il sacchetto del pane sotto al braccio. Scambiamo le classiche quattro chiacchiere e non posso fare a meno di notare quanto sia perfetto il suo inglese. Mi racconta che ormai è in pensione da 3 anni e che tutte le mattine viene qui ad ammirare la Hashemite Square, posta di fronte al famoso anfiteatro romano. Chiedo lui se è occupato e lo invito a fare due passi, accetta di buon gusto e così mi racconta un po’ della vita di Amman, mi dà qualche consiglio sui posti dove andare a mangiare e sulle cose che assolutamente non mi devo perdere della città. Quale guida migliore avrei potuto trovare? Fumiamo una sigaretta e lo saluto prima di entrare all’anfiteatro. Costruito dai romani, rimane l’esempio più grandioso della città di Filadelfia, che in antichità sorgeva esattamente dove si trova ora Amman. Grazie al Jordan Pass entro senza pagare l’ingresso. Siamo in tutto in tre all’interno, subito altre foto e poi mi sistemo nel punto più alto ed inizio a respirare profondamente. Davanti a me si staglia uno dei 7 colli sui quale sorge la città. L’occhio si perde tra le varie case/palazzi ammassati ordinatamente uno sull’altro, resterei ore a fissare tutto questo, mentre le strade della città iniziano a riempirsi di auto, bus e persone che vanno al lavoro. Esco dal teatro e, chiedendo informazioni, cammino fino al colle dove si trova la Cittadel. Qui ci sono i resti del tempio dedicato ad Ercole e del palazzo degli Omayadi, dei punti panoramici dove è possibile vedere gli altri colli della città.Diverse guide si offrono di farmi fare un giro, ma i prezzi sono quasi proibitivi, soprattutto se si è soli. Continuo la mia visita solo soletto e rimango a bocca aperta quando vedo la parte nord della città sovrastata da una gigante bandiera del paese.  Finito il giro mi rilasso e chiedo informazioni per arrivare alla Moschea Blu, dove dovrebbero permettere anche ai non musulmani di entrare. Dopo 40 minuti di camminata sali/scendi ci arrivo difronte a questa struttura con una bellissima cupola color cobalto che contrasta l’azzurro del cielo. E’ vero, si può entrare! Pago 2 JD e mi ritrovo come in una piazza coperta. Un enorme tappeto ricopre il pavimento, le decorazioni formano delle lineee dove i fedeli si sistemano al momento della preghiera. Ci sono solo due persone che pregano sommessamente, in un silenzio molto solenne. Esco dalla moschea e  mentre rientro verso l’ostello, mangio il primo kebab del viaggio. Diversissimo da quelli mangiati a casa ed anche abbastanza economico. Stanco di camminare provo ad alzare il pollice, ma in città è difficile trovare un passaggio, così dopo mezz’ora prendo un taxi e per 2JD mi faccio portare alla Moschea Bianca e Nera, nella quale però non sono ammessi i non musulmani. Scatto qualche foto e giro intorno all’edificio, il quartiere sembra molto pacifico, ci sono pure molte meno macchine che in centro. Rientro in ostello e, poco dopo essere arrivato, conosco prima Aly, un ragazzo marocchino, poi Giovanna, signora inglese di origini italiane, infine Mark Anthony un ragazzo di origini filippine che vive in California. Nel giro di un’ora e due caffè con il cardamomo (buonissimo) ci organizziamo e decidiamo di andare a vedere insieme la Grotta dei 7 dormienti, dove si narra che 7 persone hanno dormito per 309 anni. La piccola compagnia che si è creata è davvero esilarante, Aly fa da traduttore per tutti mentre Giovanna sembra la più giovane e scatenata, vista la sua simpatia disarmante. Ci salutiamo poco prima di tornare accordandoci per la cena insieme. Sono stupito dalla velocità con cui i rapporti umani si vengono a creare, non si avvertono differenze di nessun tipo, nessuno mi ha squadrato o guardato male, nonostante tutto ciò che viene riportato a casa su questa parte di mondo, mi sento molto a mio agio, sto cercando di imparare anche qualche piccola parola per ringraziare, salutare, ordinare il cibo in arabo. Se il buongiorno si vede dal mattino, beh è stata proprio una bella mattinata di viaggio. Nella speranza che continui così.

Un abbraccio .

D.

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