Via Francigena. Giorno 66 – da Brindisi a Torchiarolo

La giornata di oggi oltre che essere una delle giornate più pericolose che ho passato sulla Via Francigena e nella mia vita da pellegrino, viandante o camminatore che si voglia dire, è stata anche una giornata in cui ho imparato che tutto quello che accade ha un senso.

E mai come oggi prima d’ora ho ringraziato per l’arrivo di qualcuno totalmente estraneo ai cammini nella mia vita. Siamo partiti di buon ora visto che ancora non piove, mentre tutti i siti invece prevedono acqua per tutto il giorno.

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Piccolo

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giro per il lungomare per vedere Brindisi anche con la luce del giorno e poi via verso le campagne. Abbiamo parlato troppo presto. Infatti ancora prima di lasciare la periferia della città abbiamo dovuto indossare mantella e coprizaino perché la pioggia ha fatto il suo arrivo, ma in punta di piedi. Per la prima mezz’ora è stata una pioggia gentile, di quelle che quasi quasi fa piacere non mettere il cappuccio. Lasciata la strada asfaltata per quella sterrata ha inziato però a tirare un vento molto forte. La mantella più che proteggere dalla pioggia si è trasformata in una specie di vela che permette al vento di spostarci e renderci il cammino più arduo di quanto non lo sia già camminare sotto l’acqua. Primo bivio, secondo bivio. Inzia a tuonare mentre molti fulmini cadono tra i campi. Non so se per il fatto che camminiamo a testa bassa, o forse perché si vede poco, ma queste strade di campagna mi sembrano infinite oggi. Di lontano una centrale termoelettrica domina il paesaggio e sembra chiamarci a sé con la sua spettrale figura oscura all’orizzonte. Per fortuna che abbiamo già sentito la signora Rosanna a Torchiarolo e per questa sera non ci dobbiamo preoccupare di trovare da dormire, altrimenti con questa pioggia faremmo davvero fatica. Dopo circa un’ora di cammino per la campagna, ci accorgiamo che il sentiero della Via Francigena, così per come è indicato sulla mappa, è stato recentemente tagliato in due da dei grossi binari in costruzione. Una rete li circonda, quindi con Paolino decidiamo di cercare una soluzione. Mentre cerchiamo di non far bagnare la guida, ma con scarsi risultati, controlliamo la mappa. Paolino si accorge che le nuvole in lontananza hanno uno strano movimento circolare “Guarda là! Guarda come le nuvole si raccolgono tutte nello stesso punto. La situazione non mi piace per nulla!” “Stai tranquillo Paolo, cosa vuoi che possa succedere” rispondo, sicuro che peggio di così non possa andare. Improvvisamente la frequenza della pioggia aumenta a dismisura. Sento cadere le gocce sul cappuccio della mantella con un suono sordo, non più un ticchettio come sono abituato a sentire. Il vento sale di intensità, tanto che nonostante siamo distanti tra noi di mezzo di mezzo metro, facciamo fatica guardarci in faccia. “Riparamoci là in fondo” suggerisce Paolino indicando una vecchia masseria disabitata. Quando entriamo ci accorgiamo che alcuni soffitti sono crollati e ci mettiamo in una delle poche stanze rimaste ancora in piedi.

Fuori si scatena la tempesta. I tuoni si fanno più forti e sempre più vicini. Gli alberi che vediamo appena fuori dalla finestra sono quasi piegati dal vento, la pioggia cade con un’inclinazione quasi parallela al suolo. “Okay Paolino, mi sto c****** sotto! Ma reggerà sto coso dove ci siamo riparati?” Paolino mi guarda e anche nei suoi occhi vedo incertezza. Telefono a casa per avvisare della situazione. Nessuna preoccupazione, ma chi non vede con i propri occhi ciò che vediamo noi non può preoccuparsi. Tutto ad un tratto la situazione sembra essersi calmata. Paolino nota che degli insetti ci stanno camminando sulle gambe, prendo il repellente e ce lo spruzziamo su ogni cosa, scarpe, gambe, zaini e mantelle. Usciamo sotto la pioggia, è chiaro che qui non si può stare. Dopo pochi passi la tempesta torna ad infuriare. Camminiamo così con fatica, che ad ogni passo devo fare bene leva con il bastone per non spostarmi lateralmente. Ad un tratto vediamo in lontananza una casa. Un furgone dalla strada arriva verso di noi. Chiediamo riparo e ci guidano fino alla casa, dove finalmente troviamo un tetto sicuro. Prima di entrare dentro, sotto al portico esterno, ci asciughiamo e ci cambiamo totalmente. Ho persino le mutande bagnate. Il singnor Cosimo vive qui con i figli e la moglie. Ci preparano un caffè e ci riempiono di domande. Rispondiamo loro tutto quello che vogliono sentirsi dire, infilando qua e là dei ringraziamenti per averci salvato. Dopo un poco prendiamo per me una piccola decisione dolorosa, ci facciamo accompagnare fino a Torchiarolo, perché mi sa che oggi è impossibile camminare.

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Quando arriviamo chiamiamo la signora Rosanna che viene ad aprirci l’ex asilo in cui saremo ospiti per la notte. C’è tutto ciò che si possa desiderare, la cucina con dei viveri, una lavatrice, delle stanze singole con i bagni in camera, un terrazzo enorme. Il tempo di sistemarci e smette di piovere. Nel giro di poco esce anche il sole. Su internet leggiamo che nella zona tra Brindisi e Lecce (esattamente dove ci troviamo noi) si è abbattuta una tromba d’aria. Ecco a cosa siamo scampati. Una tromba d’aria! Mentre faccio la prima lavatrice ancora non ci credo. Mi ficco in doccia che ancora penso alla mattina che abbiamo affrontato, ho ancora il cuore che mi batte a mille. Quando esco, stendo le cose al sole e poi scendo a mangiare il pranzo cucinato da Paolino. Leggiamo gli articoli sui siti con silenziosa attenzione. Appena finito mi butto nel letto e crollo inevitabilmente. Credo che oggi un angelo ci abbia veramente salvato. Credo che se ci fossimo intestarditi come nostro solito in questo momento non so dove potremmo essere. Mi sveglio nel buio più totale. Paolino è uscito. Mi vesto e mi precipito in strada. Proprio in quell’esatto momento sta
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passando la processione per la Madonna del santissimo rosario. Mi accodo ed entro in chiesa. Parte la canzone Santa Maria del cammino. Ripenso alla giornata trascorsa. Qualcuno ci ha davvero salvato. Mi emoziono e mi commuovo. Mi sento toccare dentro, è Paolino. Mi dice che anche lui se la sentiva di entrare in chiesa ora. La nostra giornata finisce qui.

Non si smette mai di imparare, ogni giorno la vita ci insegna qualcosa. Rendo grazie.

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Ancora umido e incredulo.

D.

Un commento su “Via Francigena. Giorno 66 – da Brindisi a Torchiarolo”

  1. Bellissimi racconti… vi seguo con tanta curiositá perché penso fare la Francigena sud l’anno prossimo. Avete informazioni (tappe, alberghi, km, ecc.) da condividere?
    Buon Camminno!!

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