Via Francigena. Giorno 63 – da Monopoli a Torre Canne

Oggi è stata una giornata abbastanza strana. A renderla tale però più che il tratto di cammino, lo è stata la città dove siamo stati accolti. Abbiamo potuto ascoltare il vento parlarci, spostare i nostri pensieri e infine lo abbiamo sentito aiutarci a camminare nell’ultima parte del tracciato, sempre con il mare a pochi metri da noi.

La distanza da percorrere oggi non è proibitiva, ma ci siamo messi in cammino molto tardi. E’ difficile lasciare una città come Monopoli, il suo porto vecchio ispira le migliori poesie dedicate al mare, il suo meraviglioso lungo mare attraversa bianchi vicoli e porto fino al castello,

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senza dubbio è una delle città che vorrò tornare a visitare con più calma, visto anche il suo aspetto molto romantico che accompagna chi ci cammina in ogni angolo. Siamo partiti veramente verso le 10.00, dopo la lunga colazione di fronte al mare. Subito dopo siamo stati “fermati” da dei carabinieri, interessati anche loro a capirne di più sul nostro viaggio. E’ forse stato il primo incontro lungo tutta la Via Francigena con le forze dell’ordine in divisa. Sono rimasti anche loro molto sorpresi delle nostre parole e del nostro amore per il paese, tutto, indistintamente da Nord a Sud. Ci siamo diretti quindi verso Cala Verde, dove abbiamo trovato una splendida villa in affitto per i mesi invernali, quelli più malinconici. Perfetta per uno scrittore o un artista che si vuole ritirare per completare i propri lavori in serenità.

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Passata la spiaggia, abbiamo camminato per un poco sulle scogliere, ormai nessuno ci toglie il piacere di arrampicarci un pochino, nemmeno il fatto di fare un po’ di strada in più. Arrivati in centro a Capitolo, ci siamo fermati in un bar per mangiare qualcosa. Qui abbiamo conosciuto un signore che faceva il direttore della fotografia, per un film che stavano girando nella zona. Sapete uno di quei cinepanettoni… Stava leggendo Shantaram, così ci siamo soffermati a parlare di quel fantastico libro, dei suoi personaggi e delle atmosfere a cui rimanda. Dopo averlo salutato siamo ripartiti lungo la provinciale litoranea. Oggi non è possibile fare il bagno, in quanto il mare è molto mosso e freddo, altrimenti avremmo perso piacevolmente ulteriore tempo. Lungo la provinciale sembra di camminare in un paese deserto. Tutte le strutture estive per i turisti sono chiuse, i bar, i ristoranti, nessuno al lavoro, nemmeno nei pochi campi che ogni tanto vediamo. Le uniche creature che incontriamo sono le lucertole e una piccola biscia. Pochissime macchine ci sfrecciano a tutta velocità accanto. Ci siamo solo noi. Poco prima di Savelletri facciamo una deviazione per visitare gli scavi di Egnazia, un’antica città Romana sorta lungo la costa proprio sul tracciato della Via Traiana e quindi della Via Francigena. Bellissimi i resti della piazza del mercato e delle case circostanti.

Ripresa la marcia, siamo giunti a Savelletri in poco meno di un’ora. Qui ci siamo sistemati in un bar, uno dei pochi che in tutto oggi abbiamo trovato aperto, per recuperare qualcosa da bere e non rischiare di rimanere poi senza acqua fino a Torre Canne. L’ultima abbondante ora di cammino è stata davvero difficile. Nel pieno del pomeriggio, sferzati dal vento alle nostre spalle, impossibile parlare tra di noi, l’unica cosa che potevamo sentire è stato il mare. Mi sono immaginato le spiagge che abbiamo passato piene di vacanzieri, tutti indaffarati nel loro dolce far nulla. Le mamme con i bambini che giocano sulla sabbia, i papà sotto gli ombrelloni a leggere il giornale. Come in qualsiasi altro posto d’Italia. Tutti ignari di essere su un’antica via storica, tutti inconsapevoli di essere proprio nel bel mezzo della Via Francigena. Chissà cosa devono aver pensato di quei pochi pellegrini che si avventurano qui in Agosto? Chissà se ne avranno mai fermato uno per chiedere dove era diretto… Quando arriviamo a Torre Canne, veniamo colti alla sprovvista. Di solito tutte le città dove ci siamo fermati hanno qualcosa di storico, qualche via, dei monumenti, un centro al quale possiamo fare riferimento, sia per fare un giro, sia per cercare qualcosa da mangiare.

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Qui, nulla. Tutto è molto moderno, tutto è costruito e adibito per le vacanze estive. In sostanza, tutto è chiuso e subito capiamo che avremo qualche difficoltà per trovare di che mangiare questa sera. Arriviamo alla chiesa dove don Lorenzo ci attende. Piccolissima, ma molto carina. A circa 50 m dal mare, uno spettacolo! Ci consegna le chiavi di una stanzetta con un bagno e poi si congeda. Prima di salutarlo gli chiediamo dove poter lasciare l’offerta, ma ci risponde di tenerla per qualcuno che ne avrà più bisogno. Doccia, lavanderia e poi giretto in spiaggia. Dopo aver riposato, nel buio della sera andiamo alla ricerca di una pizza, ma, arrivati al ristorante, la ragazza ci dice che può solo servirci da bere, nulla di più. Torniamo di corsa verso l’ultimo alimentari in chiusura e riusciamo a recuperare del pane e del formaggio, tutto qui. La signora poi ci regala due grappoli di uva, ma questa è stata tutta la nostra cena. Lungo i miei cammini ho imparato ad accontentarmi, ma non mai fatto una cena con così poco. Di solito alla sera si riempie il serbatoio per la giornata successiva, ma sto imparando ad accettare anche queste cose. Dopo tutto chi si mette in cammino sa già che ci vuole un certo spirito di sacrificio. E quello che impariamo grazie a questo spirito è che, una volta tornati a casa, dovremmo riuscire a portare il sorriso anche nelle situazioni più difficili. Mi sdraio nel letto e penso a casa. Con un po’ di nostalgia nel cuore mi addormento, iniziando a contare i giorni che mancano alla fine.

Manca poco, ma non così poco.

D.

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