Via Francigena. Giorno 49 – da Cassino a Mignano Monte Lungo

Questa mattina siamo usciti presto. Abbiamo lasciato la stanza della chiesa di Cassino lasciando una piccola offerta con un bigliettino per ringraziare come sempre. Direzione Mignano Monte Lungo.

Colazione al bar in pochi minuti, sigaro prima di incamminarci e poi via, tra una folla di ragazzini che andavano a scuola. Evedentemente a Cassino ci deve essere un grosso centro, altrimenti non si spiega una concentrazione così massiccia di giovani prima delle 8.00 del mattino in giro. Paolino si è sentito lievemente a disagio, pensando che molti di loro si prendessero gioco di noi, secondo me invece qualcuno lo abbiamo anche fatto sognare per un pochino. Chissà cosa avranno immaginato vedendo due scappati di casa camminare con gli zaini lungo le vie di un paese, con l’aria libera di chi va verso l’ignoto senza paura.

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Usciti da Cassino l’abbazia di Montecassino si è finalmente mostrata in tutto il suo splendore dalla cima sulla quale si erge grazie al sole che splende già alto. Appena raggiunto Cervaro, svoltando su via Belvedere siamo rimasti per un po’ in contemplazione. Sotto di noi la strada che fino a qui abbiamo percorso, non è molta, ma se ci penso a tutta quella che invece già personalmente ho fatto, mi gira la testa. Abbiamo ripreso la marcia costeggiando un’aspra collina sulla sinistra per poi immetterci su una strada parallela alla ferrovia.

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Spesso le distanze si confondono rispetto alla mappa disegnata a mano senza scala della guida, alcune sembrano lunghissime, ma non lo sono, altre invece disegnate corte e dritte, si rivelano poi essere infinite e tortuose. Camminiamo vicini, ma quasi mai appaiati, restiamo a distanza di un fischio di modo che se succede qualcosa ci possiamo sempre aiutare in qualche modo. Ogni tanto incontriamo dei cani liberi, ogni tanto uno dei due (sempre io) rimane senza acqua, essere in cammino in due è confortante. Arrivati a San Vittore del Lazio, superiamo la statale e ammetto che avrei voglia di un bel caffè, ma la deviazione ci costerebbe molto tempo, così desisto all’idea e decidiamo di fermarci prima della curva dove, a destra, indica per la stazione, ma che noi prenderemo a sinistra verso la strada sterrata.

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Paolino all’ombra, io al sole. Ho un bisogno di calore sfrenato, le pioggie dei giorni scorsi mi hanno lasciato addosso un grande senso di sconforto, ho bisogno di asciugarlo via, come ho bisogno di ricaricare le batterie. Il sole finalmente picchia forte, anche se il cielo non è completamente pulito. Soffici nuvole bianche ora vanno, ora vengono, è il clima perfetto per camminare, caldo ma non troppo, un lieve venticello che ci soffia sul viso, ma non tanto da spostare il cappello di paglia che mi porto sulla testa, non parliamo troppo e ci godiamo i paesaggio. Abbiamo il sorriso stampato in volto, quello di chi ha poche preoccupazioni, di chi non pensa al domani e si gode il momento. Svoltiamo su via Contrada Sbaglio ed entriamo in Campania, abbandonando il Lazio, Siamo già ufficialmente nel comune di Mignano Monte Lungo. Presso una stazione Enel incontriamo due operai che ci fanno ormai le solite domande e ci chiedono perchè non facciamo le strade principali. Rispondiamo che è meglio allugare un po’ se ci teniamo alla pelle e che in fondo il panorama è pure migliore. Scuotono la testa e dicono che loro non farebbero mai una cosa del genere, ma dopotutto meglio così, se tutti facessero esperienze del genere, quanti saremmo in giro per le strade nello stesso momento?? 🙂

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Scherzo ovviamente, ma oggi sono di buonumore. Arriviamo finalmente al centro abitato che sono le 12.45, proviamo a chiedere alle suore per la sera, con la solita cortesia, ma ci mandano dal prete. Chiediamo al prete, ma ci risponde che lui non è disponibile ad accogliere nessuno, così proviamo a chiedere in comune e Paolino riesce addirittura ad essere accolto dal sindaco di Mignano. Sembra che qualcosa si possa organizzare. Scende a spiegarci un paio di cose, si interessa al nostro viaggio, si prende la guida, fa delle copie. Vuole valorizzare il territorio del suo comune e capisce che questo è uno dei modi migliori per farlo. E’ una persona distinta, ma non disdegna di perdere una mezz’ora con noi, che alla prima vista non facciamo sicuramente un bell’impatto. Capelli arruffati, barbe lunghe, vestiti sudati e zaini sporchi, insomma si deve andare scavare sotto la polvere che ci ricopre le scarpe per scoprire il nostro vero io e guardarci dentro. Ci sistema in un corridoio del comune e ci dice che per stanotte possiamo pure rimanere tranquillamente qui. Lo ringraziamo sentitamente e, visto che il comune rimarrà aperto fino alle 18.00, ci aggiriamo per il paese in attesa di poter riposare. All’inizio restiamo sulle panchine della piazza per un po’, poi ci separiamo. Paolino va a vedere gli orari del treno, perché domani vuole farsi i primi km di percorso così visto che la tappa è molto lunga, io mi sistemo a scrivere dei giorni passati ad un tavolino di un bar, dove una signora gentilissima, mi coccola con biscotti e patatine. E’ meraviglioso scoprire che ci siano persone che ritengono la Via Francigena un modo per dare valore al proprio paese, al contrario di grosse città (come Lucca ad esempio) che pensano di non aver bisogno di queste cose. Credo che tramite i pellegrini si possano riscoprire antiche vocazioni che avevano le diverse città in passato toccate dalla Via, credo che la storia non vada dimenticata, ne sepolta sotto frotte di turisti paganti che però non comprendono fino in fondo ciò che vedono. Come ad esempio Piazza del Campo a Siena che è forma di conchiglia, sarà un caso? E che da una delle sue scalinate parta proprio Via dei Pellegrini che porta verso la chiesa dove una volta vi era l’ospitale. Insomma molte città hanno una grande storia di viandanti e pellegrini che gli scorre nelle vene, perchè rinnegare tutto ciò?

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Finalmente sta tornando a splendere il sole, dentro e fuori.

D.

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