Via Francigena. Giorno 39 – da Sutri a Campagnano di Roma

Questa mattina la sveglia è stata più dolce del solito. Ho aperto gli occhi e ad un primo momento ho pensato di essere a casa, l’unica cosa che non mi quadrava erano le lenzuola che non riuscivo a riconoscere, poi finalmente ho connesso.

La mia compagna che mi chiedeva come mai non fossi attivo come al solito, lo zaino disfatto sul pavimento, la guida aperta sul comodino…siamo a Sutri ho subito pensato, nella casa che abbiamo recuperato in extremis ieri sera. In un lampo mi sono alzato, ho preparato lo zaino e mentre aspettavo che tutti fossero pronti sono andato a farmi un giretto per la parte di borgo medievale nella quale abbiamo dormito. Sutri è bellissima, peccato sia lunedì mattina e tutte le cose più belle sono chiuse. L’anfiteatro etrusco scolpito nel tufo rosso, chiuso. Il santuario della Madonna del parto, anch’esso scolpito nel tufo, chiuso (per il secondo volta, perche’ anche due anni fa lo era). Almeno il bar sulla via principale era aperto, potevamo farci mettere il timbro sulla credenziale.

Spenta la sigaretta sono salito, abbiamo inforcato gli zaini e siamo partiti. Per fortuna le tombe etrusche non sono chiuse dentro nessun cancello e così abbiamo avuto la fortuna di camminarci proprio davanti in quanto la Via Francigena passa proprio di lì. Solite foto di rito, come puoi non portarti a casa dei ricordi di questi meravigliosi posti? Appena lasciate queste indelebili impronte di storia italiana ci siamo incamminati sulla via principale, in barba a tutti i consigli riportate sulle guide. Poco dopo il semaforo che incrocia la Cassia, abbiamo deviato a destra e per circa mezz’ora abbiamo camminato su una strada secondaria, trafficata uguale, a bordo della carreggiata come se nulla fosse. Nel giro di venti minuti abbiamo distanziato Laura e Andrea, ormai è un classico.

Quando abbiamo svoltato a sinistra prendendo la sterrata in mezzo ai noccioleti finalmente abbiamo potuto iniziare a parlare, prima non ci è stato possibile, vuoi il traffico, vuoi che stando uno dietro all’altra, ci era praticamente impossibile sentirci. Le chiedo se è pronta a passare un mese distaccati che, dopo un mese sempre insieme, sarà ancora più dura, soprattutto per me, anche se sono io quello che ha deciso di proseguire. Con una calma degna di un monaco buddhista mi risponde che anche questo potrà servire alla nostra relazione a rafforzarsi e che in fondo questo potrebbe anche significare molto per il mio futuro, magari lavorativo. Mi consiglia di segnarmi tutto, i posti dove pianterò la tenda, dove troverò le accoglienze migliori e i panorami che sapranno togliere il fiato, dopo tutto mi sottolinea che questo è uno dei miei punti di forza. In effetti non ho mai pensato ad un futuro lavorativo in questo campo, ma chissà mai che accada. Camminiamo e i nostri piedi si muovono all’unisono, non ho mai vissuto queste sensazioni con nessuno prima d’ora. Quando arriviamo a Monterosi ci infiliamo nel primo bar, oggi il sole non si vede per nulla, coperto com’è dalle nubi che sembrano promettere pioggia da un momento all’altro. Dopo circa mezz’ora si vedono arrivare anche Laura e Andrea, dietro di loro altri due pellegrini, anche loro si fermano al bar e ci scambiamo due parole. Guarda caso uno di loro arriva dal paese accanto a quello dove viviamo, il mondo dimostra di essere sempre più piccolo. Sono partiti da Siena e domani a La Storta si faranno venire a prendere in macchina dalla nipote da uno dei due che vive a Roma, terminando così il loro pellegrinaggio. Finita la colazione, compriamo qualche provvista prima di rimetterci in cammino. A questo punto seguiamo fedelmente la guida, tenendo il percorso protetto a lato dello svincolo della Cassia (che qui diventa quasi come la tangenziale est di Milano) fino anche non svoltiamo a sinistra su una strada bianca, che in pochi minuti ci permette di non sentire nemmeno più il suono del traffico. Torniamo ad essere io e Ilaria. Camminando verso le cascate di Montegelato attraversiamo anche un piccolo tratto di basolato romano di cui nessuna guida parla,

molto ben curato, con pure le pietre di contenimento laterali. Poi purtroppo in breve la strada torna ad essere asfaltata, per la gioia dei nostri piedi, fino a che non siamo giunti alle cascate di Montegelato. Oggi non siamo proprio fortunati, la sponda sinistra delle cascate e occupata da una troupe televisiva che sta girando un documentario su Raffaello, cosiˋ eˋ impossibile accedere alla zona. Superiamo il ponte sul torrente e scendiamo dall’altra parte, informiamo Laura e Andrea della nostra posizione e, quando ci dicono di non aver seguito il nostro stesso percorso, decidiamo di aspettarli direttamente sulla strada. Nell’attesa mangiamo quello che ci era rimasto nello zaino da ieri, biscotti e del cioccolato scioltissimo, in quanto le cose prese oggi le ha Laura nello zaino. Quando finalmente arrivano anche loro, scendiamo alle cascate, che ci sembrano piu` un parchetto che quel meraviglioso parco che descrive la guida.

Pranziamo, e poi riprendiamo la strada. Per un po’ cammino da solo, mi lascio alle spalle tutti immerso nei miei pensieri da ultimi giorni di cammino. Ad un tratto la mia compagna mi affianca e mi suggerisce che forse e` meglio iniziare a preoccuparsi di prenotare per domani. Prendiamo la guida e come due anni fa chiamo l’istituto delle “poverelle”, purtroppo ci dicono che tutto e` occupato da delle famiglie. Ci facciamo dare un numero alternativo da chiamare, ma anche qui ci rispondono che e` tutto occupato. Proseguiamo nella richiesta di numeri e le chiamate, ma nessuno purtroppo ci da la disponibilita`. Arriviamo finalmente a Campagnano, un po’ preoccupati per domani, ma talmente stanchi e sudati da desiderare solo una doccia e un letto per riposare. Quando entriamo Don Renzo ci saluta con il suo grandissimo sorriso che ricordo benissimo. ci dice che loro accolgono tutti, ma proprio tutti, e che non chiedono soldi. Chi puo` lascia quello che vuole, ma loro non chiedono nulla. La struttura e` tutta rinnovata, tante camere, tantissimi letti a castello e bagni. Al piano terra ci informa che c’e` un frigo pieno di acqua (non del rubinetto) a disposizione per i pellegrini. Mi si bagnano gli occhi di lacrime e mi chiedo come sia possibile che lui sia l’unico a comportarsi cosi` su tutta la Via? Ancor più mi chiedo come altre strutture che si dicono religiose si comportino molto peggio e siano ancora più attaccate al denaro dei privati, facendo magari anche delle discriminazioni tra i pellegrini. Ma come è possibile tutto questo? secondo il mio modesto parere, invece che continuare ad organizzare corsi per ospitalieri, che poi non colgono minimamente il senso della parola stessa, non essendo ospitali, si dovrebbe venire qui a Campagnano e chiedere a Don Renzo come faccia a mandare avanti tutto in questo modo e ad apprendere da lui i segreti del suo sorriso che infonde pace e sicurezza a chi arriva. Penso che tutti abbiamo ancora da imparare molto per migliorare la Via e le critiche distruttive di chi ne fa solo un pezzo non possano far altro che rendere la situazione più caotica e più brutta agli occhi di chi non si è ancora messo in cammino.

Ormai quasi arrivati.

D.

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