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Via Francigena. Giorno 21 – da Aulla a Sarzana

La tappa di oggi non avrebbe dovuto essere lunga e complicata, ma al contrario di quanto pensavamo il tratto sui monti tra Aulla e Sarzana è uno dei più difficili e impegnativi della Via Francigena. Al pari forse di quello tra Terenzo e Malacosta, il dislivello da affrontare non è molto, ma i pochi km in cui si sviluppa lo rendono un’impresa ardua anche per i più allenati. 20160818_071401Ma partiamo dall’inizio. Ci siamo svegliati molto presto, verso le 5.00 e, dopo una bella colazione al Bar Sport di Aulla, ci siamo incamminati su per la starda che porta a Bibola tutti insieme. Oggi era l’ultima giornata di cammino per tre di noi, Roberto e Silvia ci avrebbero salutato all’arrivo a Sarzana, mentre Giuseppe dormirà con noi in parrocchia a Sarzana, per salutarci l’indomani mattina. Il nostro gruppo inizia a perdere dei pezzi preziosi, degli esempi con il quale ho avuto il piacere di condividere molti momenti piacevoli, persone dalle quali ho imparato molto. Lasciata la strada asfaltata, la pendenza del sentiero che seguiva ci ha diviso. Ilaria, come spesso accade ormai, era la prima del nostro piccolo gruppo composto inoltre da me e Giuseppe. I tafani in questa parte di bosco hanno reso ancora più difficile il camminare, una nuvola di insetti ci ha letteralmente circondato, senza darci tregua per almeno un’ora abbondante.20160818_072832 Nonostante tutto però, siamo riusciti ad arrivare in cima prima che il sole sorgesse è vedere il sole sorgere sopra la nebbia che ricopriva la valle. Dopo aver scattato qualche foto ci siamo rimessi in marcia senza aspettare gli altri, perché ulteriore attesa avrebbe significato ulteriori insetti. Abbiamo proseguito su strada asfaltata fino a Vecchietto, dove dopo essere entrati in paese, la Via ci ha guidato nuovamente su per un sentiero che, prima sale bruscamente, poi costeggia il versante sinistro della montagna fino a sbucare sulla cima dove quattro sentieri si incrociano prima di iniziare a scendere. In cima ho dovuto cambiare la maglietta perché ormai era fradicia, l’ho strizzata con le mani ed è scesa acqua quasi tanta quanta ne scende quando la lavo alla sera. Un bicchiere di integratori e poi di nuovo sulla strada diretti verso Ponzano Superiore sperando in un caffè, dove siamo arrivati dopo poco senza però trovare nessun bar aperto. In quel momento un signore che si era affacciato alla finestra ci dice che il bar è di sua sorella e che se volgiamo sarebbe potuto scendere per prepararci i tanto agognati caffè. ringraziamo e accettiamo. Nel paese regna un silenzio incredibile, tanto che da fuori dal bar si poteva udire la macchinetta del caffè in azione. Paghiamo e iniziamo finalmente a scendere verso Sarzana. All’inizio la strada è sterrata, ma un paio di km dopo le rovine del Castello della Brina, si trasforma in una via asfaltata che dolcemente porta fino al centro della città. Sarzana è abbastanza carina, anche se molto sporca. Due anni fa avevo deciso di saltarla completamente andando direttamente in un giorno solo ad Avenza, ma, avendo tempo, quest’anno abbiamo deciso di fermarci qui per la notte. Alle 10.45 stavamo suonando al cancello dell’ostello, senza ricevere nessun tipo di risposta. Dopo qualche minuto un prete molto anziano, appoggiato alla sua stampella e seguito dalla sua badante, viene ad aprirci la porta dell’accoglienza. 20160818_095214Il posto è molto spartano, dei materassi stesi sul pavimento saranno il nostro letto per la notte, la struttura è molto vecchia e riempita di ogni cosa, vecchi mobili, quadri di vari santi e preti, preghiere appese ai muri e sedie e tavoli accatastati qua e la nelle stanze. Ci sistemiamo e in breve arriva anche una vecchia signora, che con modi poco accoglienti, ci fa notare che dalle 12.00 alle 15.00 il posto sarebbe rimasto chiuso in quanto dopo il pranzo non si sarebbe occupata dei pellegrini perché avrebbe dovuto fare il riposino quotidiano. La guardo sbigottito e chiedo se è possibile ricevere le chiavi, come fin qui è avvenuto in ogni ostello. Risposta negativa. Risponde che alcuni pellegrini in passato non si sono ricordati di riconsegnare le chiavi e che quindi lei aveva dovuto far sostituire le serrature per paura che qualcuno venisse a rubare le cose all’interno della struttura. Rimango sempre più perplesso. Dopo circa un’ora arrivano tutti gli altri. Comunico loro la scarsa disponibilità della signora e che una volta usciti per pranzo avremmo dovuto aspettare le 15.00 per rientrare. Facciamo tutti la doccia, laviamo i vestiti e verso le 14.00 usciamo per pranzo. Troviamo Marco, il signore di Bassano in giro per la città e pranziamo tutti insieme. 20160818_085322Attendiamo le 15.00 e quindi rientriamo. Dopo i timbri e il donativo (fisso di 10 euro, ma allora che donativo è?) la signora ci spiega che questa sera saremmo dovuti rientrare per le 21.00 altrimenti saremmo rimasti chiusi fuori, senza una possibile alternativa. Roberto e Silvia dopo il timbro ricevuto, ci devono salutare, la loro Via Francigena per quest’anno finisce qui. Sono stati due splendide soprese, li abbiamo incontrati il primo giorno al colle del Gran San Bernardo ed hanno percorso quasi la totalità del loro cammino accanto a noi, sono stati una sicurezza e la loro spiccata intelligenza è stata spesso di aiuto, di confronto e motivo di crescita. Grazie ragazzi, ci rivedremo sicuramente a Milano. Buon cammino sulle strade della vita. Dopo i saluti, mi metto a riposare. Quando mi sveglio sono le 18.00 passate e insieme agli atri organizziamo per la cena. Supermercato, birre e una veloce farinata e focaccia per rientrare in tempo per le 21.00. Come sempre appena sveglio sono un po’ polemico, ma alla fine riusciamo a fare tutto ciò che ci siamo prefissati. Passo la serata a bere birra nel giardino dell’accoglienza e a scrivere prima di andare a letto. Sono stanco e domani danno pioggia, speriamo non sia troppa perché non mi piace camminare quando sono tutto bagnato.

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Negli ultimi giorni abbiamo avuto a che fare con dei gestori strani e molto anziani delle accoglienze, che dello spirito cristiano dietro al quale si celano, hanno ben poco. La frase che oggi mi sono più volte sentito ripetere è stata quella di andarmene se non fossi stato d’accordo con il regolamento imposto, dov’è quindi la misericordia tanto invocata nel giubileo di quest’anno? Credo che le accoglienze vadano lasciate gestire a chi  lo sa fare e a chi non pretende di far fare ai pellegrini ciò che gli pare, senza seguire un filo logico e senza dare spiegazioni plausibili. In Spagna ci sono le stesse condizioni per quanto riguarda gli orari, ma almeno i volontari che gestiscono le accoglienze, non hanno questi modi con i pellegrini. Mi spiace di essere così critico, ma tra i pellegrini molti conoscono la situazione di Sarzana e decidono di tirare dritto fino ad Avenza.

Mi butto nel letto, almeno finisco questa giornata intensa, della quale ricorderò, oltre alla fatica sui sentieri, anche la fatica di comunicazione.

D.