Via Francigena. Giorno 33 – da San Quirico d’Orcia a Radicofani

Questa mattina ho puntato la sveglia per la prima volta. Generalmente lo ha fatto la mia compagna o altri fino a qui, ma questa mattina sapevo essere la mattina di una tappa importante, perché oggi si finiva con la lunga salita a Radicofani, per questo mi sono preso io la briga di svegliare le altre.

Molti paragonano questo tratto alla salita fino O’Cebreiro sul cammino francese verso Santiago, ma per me è unico e quindi impossibile da paragonare ad altro, come del resto l’intera Via Francigena. 20160830_064545Alle 5.30 eravamo già in strada uscendo da San Quirico, un solo bar aperto e le luci dei lampioni ancora accese, il sole stava sorgendo alla nostra sinistra quando abbiamo iniziato la discesa verso Bagno Vignoni. In cammino eravamo io, la mia compagna e la sua amica e Daniela. La parte iniziale nel bosco è stata molto bella anche per la presenza di fronte a noi di caprioli e lepri che saltellavano lungo i pendii della collina. Giunti a Bagno Vignoni abbiamo fatto la prima sosta della giornata, per scattare le foto della bellissima piazza con al centro una piscina di acqua termale dove in passato Santa Caterina da Siena veniva mandata per essere distolta dalle sua ambizioni di diventare santa, ma con scarsi risultati. Infatti la donna pregava nel punto esatto (ancora visibile) dove l’acqua sgorgava a 40°c per trasformare un luogo di piacere in un luogo estrema penitenza. 20160830_072342Nel frattempo siamo stati raggiunti anche da Erik e poi da Nelli. Quando siamo ripartiti abbiamo seguito le indicazioni della vecchia guida della Terre di Mezzo che ci hanno guidato prima lungo il fiume Orcia e poi attraverso i campi fino al paese di Gallina. La nuova guida invece porta su per un pendio fino a toccare i confini d Castiglione d’Orcia per poi discendere lentamente fino alla Cassia, allungando il percorso di qualche km. La scelta di seguire il vecchio tracciato segnalato da pellegrinetti gialli e frecce bianche è stata presa non solo per la distanza da percorrere più corta, ma anche perché oggi prima di arrivare a Radicofani, volevamo fare una deviazione dal percorso della Via per andare a goderci un po’ di relax ai Bagni San Filippo, dove ci sono delle bellissime terme gratuite in mezzo al bosco, chiamate il fosso bianco.20160830_083217 Se avessimo seguito il nuovo percorso, saremmo arrivati a pezzi e troppo tardi per concederci un bagno, prima di iniziare la tanto temuta salita. Dopo tutto non è stata nemmeno una cattiva scelta, la strada si è rivelata essere tranquilla e in mezzo ai colli dorati della Val d’Orcia, dove ho avuto il tempo di riflettere e sentire tutto quel senso di libertà che quando mi metto in cammino vado cercando. Lungo questo tratto abbiamo camminato ognuno per conto suo, una lunga fila di persone distaccate e silenziose, al contrario degli altri giorni, è chiaro che abbiamo tirato fuori quella parte spirituale di estremo distacco dal mondo artificiale che frequentiamo ogni giorno nella quotidianità della routine e ci siamo abbandonati al religioso silenzio di questi luoghi. C’è della malinconia. Un po’ forse perché mi sto rendendo conto che questo viaggio sta per volgere al termine, ormai non manca più molto, un po’ perché ripenso a tutti i compagni che hanno camminato con noi e mi chiedo come sarebbe stato con loro attraversare con fatica questi posti. Cosa avrebbe detto Roberto? Giuseppe avrebbe continuato a sorridere anche qua? Alberto e Laura sarebbero andati ancora di pari passo, oppure anche loro avrebbero passato molti passi pensando? e Poi Luca, Gabriele e Michele, Gioia e Margherita, come avrebbero reagito a questo senso di vuoto meraviglioso e naturale? Cammino e non ci penso. Cammino e, a chi voglio mentire, forse penso troppo. 20160830_154944Chissà dov’è Angela ora. Il sole inizia a scottare, ma l’atmosfera intorno è umida. Per oggi prevedevano pioggia, ma pioggia ancora non scende. Dopo Gallina ci ricongiungiamo con il percorso comune ad entrambe le guide. Troviamo fuori da una casa privata un thermos con dell’acqua fresca, ci fermiamo a berne un bicchiere e ci riuniamo tutti. Con i ragazzi stranieri non si è instaurato un legame forte come lo è stato con gli altri ragazzi prima e nel quasi totale silenzio ripartiamo. Ora la strada è asfaltata (male), ma è completamente priva di auto, anche di passaggio, perché questo è il vecchio tracciato della Cassia, che, da quando è stato aperto quello nuovo molti anni fa, non usa più nessuno. Quando arriviamo al punto per la deviazione verso i Bagni San Filippo, propongo alle ragazze di fare autostop, per loro dovrebbe essere più facile e poi non siamo più sulla Via Francigena. In fondo sono tre km a salire e poi tre km a scendere, non stanno assolutamente barando per avvicinarsi, anzi, ci stiamo allontanando, quindi lo ritengo lecito. 20160830_130847Laura e Daniela riescono ad avere uno strappo, La mia compagna invece mi raggiunge ed insieme arriviamo camminando fino ad un bar poco prima dell’entrata al fosso bianco, dove pranziamo, visto che il bar sulla Cassia era chiuso e non ci sarebbe stata la possibilità di recuperare nulla da mettere sotto i denti fino a Radicofani. Senza energia, chi riesce a fare una salita così? Le terme ridipingono i sorrisi sui nostri volti, nelle pozze di acqua calda sotto le piante ci rilassiamo per un’ora e verso le 14.00, torniamo verso il punto da cui abbiamo deviato e prendiamo la salita verso Radicofani.20160830_110722 Otto km per arrivare in cima, sembrano tanti, ma in realtà non lo sono. Più della fatica fisica è una fatica mentale da affrontare con decisione e determinazione. Tanto primo o poi tutti arrivano in cima. Infatti dopo un’ora e mezza siamo all’ostello della confraternita di San Jacopo di Perugia accanto alla chiesa di Radicofani, indossiamo un sorriso degno del miglior atleta olimpico, fieri di noi di avercela fatta. Gli ospitalieri che ci accolgono sono anziani e purtroppo non ci sanno molto fare a parole con i giovani e non si rendono conto bene della fatica fatta da noi per arrivare fin qui, tanto che qualcuno avverte della freddezza anche nei loro gesti.20160830_193324 Dopo i soliti riti, registrazione, timbro e piccole indicazioni generali, ci spiegano che verso le 19.00 ci sarà la lavanda dei piedi, un rito della confraternita per annullare le differenze tra loro e noi, come Gesù Cristo fece ai suoi discepoli prima dell’ultima cena secondo il vangelo di Giovanni. il rituale e toccante come sempre, ma la durezza riscontrata precedentemente ne attenua l’effetto sui pellegrini. Ricordo che due anni fa quando lo ricevetti per la prima volta mi commossi, mentre quest’anno no. Lo spirito con cui vieni accolto in un ostello fa molto, e qui, mi spiace sottolinearlo, lo spirito lascia un po’ a desiderare. Ceniamo con degli ottimi piatti, finemente cucinati e poi ascoltiamo i racconti di vita di uno dei due ospitaleri che ,tra le altre cose, ci dice di aver avuto la fortuna di aver condiviso qualche esperienza con Terzani quando era all’Olivetti.

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Durante la sera mi metto a scrivere ed in silenzio osservo un momento che mi ha portato indietro di quasi trent’anni. Da qualche giorno viaggiano con noi Roberto e Emma, padre e figlia di 11 anni che vengono dal milanese, con i quali non ho ancora avuto grossi contatti. Questa sera ho assistito ad uno dei momenti più toccanti di tutta la Via Francigena, cioè un padre che legge alcune pagine di un libro alla figlia prima di dormire. La memoria ha volato nei ricordi, ha bussato al mio cuore e mi sono commosso. In effetti non lo nego, anche i miei genitori mi mancano un po’, certo li sento spesso al telefono, ma non averli accanto, non poter guardarli negli occhi e il non riuscire a spiegarli bene a parole quello che provo ora mi lascia un po’ di amaro. Se solo fossi capace di fargli capire quanto siano importanti, invece che discuterci sempre.

Ora basta, mi butto nel letto, domani salutiamo la Toscana ed entriamo nel Lazio. Da domani la fine sembrerà sempre più vicina.

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Sembra strano, ma non mi reputo bravo con le parole.

D.

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